La magistratura di Reggio Calabria, in un blitz volto a sradicare la ndrangheta dal territorio, ha ordinato il fermo di 33 persone sospettate di essere affiliate al clan Piromalli di Gioia Tauro guidato da Antonio Piromalli.

L’operazione Provvidenza ha portato alla luce una serie di reati tra cui l’associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e il tentato omicidio. Stando alle indagini degli uomini della Direzione distrettuale antimafia, il clan era riuscito a estendere i propri affari anche in Lombardia, arrivando persino a toccare gli Stati Uniti.

Il procuratore capo Federico Cafiero de Raho ha spiegato in che modo la cosca avesse diversificato metodi e obiettivi: “A Gioia Tauro gli uomini dei Piromalli continuavano a muoversi con i classici metodi dell’imposizione e dell’intimidazione mafiosa, capaci di difendere con i kalashnikov i loro interessi criminali sul porto o di controllare le squadre attive nello scalo. A Milano invece erano gli imprenditori in giacca e cravatta, capaci di stringere importanti accordi commerciali con interlocutori nazionali e internazionali”.

A dirigere le operazioni in terra meneghina vi era il rampollo Antonio, figlio del boss Pino, che era riuscito a conquistare il mercato ortofrutticolo, la distribuzione alimentare e l’edilizia.

Tra le operazioni internazionali dei Piromalli anche l’esportazione di olio contraffatto negli Stati Uniti, grazie a un imprenditore italoamericano. Ma il giro di affari non si fermava qui, visto che la cosca si occupava anche di strutture alberghiere e moda. È lo stesso procuratore ad ammettere: “Quello che impressiona di fronte a questa indagine è la straordinaria capacità imprenditoriale, che permette ai clan di imporsi nei settori più diversi“.