La Procura distrettuale antimafia di Perugia ha sgominato una ramificazione della ‘ndrangheta in Umbria. L’operazione Quarto Passo questa mattina ha portato all’arresto di 61 persone coinvolte in un giro di estorsioni. Gli affiliati riscuotevano il pizzo ricorrendo ad atti intimidatori tipici delle associazioni di stampo mafioso, come incendi e minacce.

Gli ordini di custodia cautelare hanno raggiunto gli indagati in provincia di Perugia e in diverse altre città italiane. Le autorità giudiziarie hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di oltre 30 milioni di euro. Un patrimonio direttamente riconducibile alle attività illecite dell’organizzazione mafiosa. Organizzazione che era strettamente radicata nel tessuto economico della regione, pur mantenendo contatti con la terra di origine. Secondo gli inquirenti, infatti, la ‘ndrangheta umbra è sempre rimasta strettamente legata alle cosche calabresi, di cui condivideva anche il modus operandi. Una imprenditrice ha ritrovato davanti all’azienda la testa mozzata di un agnello.

A finire in manette sono stati gli esponenti dei clan di Cirò e Cirò Marina. Gli affiliati si vantavano dei loro legami con le ‘ndrine e li usavano per spaventare gli imprenditori vittime di usura ed estorsione. Gli arrestati si incontravano spesso con i fratelli Vittorio e Vincenzo Farao, capi della cosca calabrese.

Oltre alle estorsioni, agli indagati vengono contestati altri gravi reati: dal traffico di stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione fino alla truffa e al trasferimento fraudolento di valori. La ‘ndrangheta umbra esercitava la sua opera di condizionamento soprattutto nel settore edile, ricattando gli imprenditori per ottenere denaro. La sede operativa della ‘ndrangheta umbra era a Ponte San Giovanni, piccolo centro appena fuori Perugia. Un appartamento in mano alla cosca era stato trasformato in un centro di spaccio di stupefacenti e prostituzione.

Altri luoghi frequentati dagli affiliati erano il bar Apollo 4, il ristorante La Piscina, un pub e diversi capannoni industriali. Qui gli affiliati si incontravano per coordinare le attività illecite. Ulteriori dettagli dell’inchiesta che ha portato all’ondata di arresti verranno resi noti alle 11 nel corso di una conferenza stampa indetta dal Procuratore nazionale antimafia.

Intanto anche in Calabria in queste ore è in corso un blitz antimafia. La Polizia di Stato di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione Il padrino, sta procedendo all’arresto nel capoluogo reggino di 25 presunti esponenti della cosca dei Tegano, potente famiglia che gestiva diverse attività illecite nella regione.

Foto: Maxime Bonzi via Flickr