Il 25 agosto del 2012, all’età di 82 anni, Neil Armstrong moriva a 82 anni di età a Cincinnati per un arresto cardiaco, dopo essere stato sottoposto, appena due settimane prima, a un intervento chirurgico d’urgenza per praticargli un bypass coronarico. Il grande astronauta americano era passato alla storia per aver comandato la missione Apollo 11, diventando il primo uomo a toccare il suolo lunare, realizzando il sogno di John Kennedy (“entro la fine del decennio faremo atterrare un uomo sulla Luna e lo riporteremo indietro vivo“) e chiudendo di fatto la Space Race, la corsa spaziale che gli Stati Uniti intrapresero con l’Unione Sovietica.

L’Apollo 11, con Buzz Aldrin e Michael Collins a bordo insieme ad Armstrong, lasciò la superficie terrestre alle 13.32 del 16 luglio 1969, al cospetto di migliaia di persone che affollavano le strade e le spiagge di Cape Canaveral e di milioni di telespettatori incollati alle tv di tutto il mondo. Tre giorni dopo iniziava la prima delle trenta orbite attorno alla Luna. Infine, il 20 luglio alle 22.17 ora italiana, il modulo lunare “Eagle”, con Armstrong e Aldrin a bordo, atterrò sul Mare della Tranquillità, completando l’allunaggio. Sei ore e mezza più tardi, alle 4.57 del 21 luglio, Neil Armstrong pronunciò al mondo la frase: “E’ un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità“, mentre toccava per la prima volta il suolo della Luna.

Dopo l’impresa  che lo aveva trasformato in icona globale, Neil Armstrong lasciò quasi immediatamente la NASA e si dedicò all’insegnamento e all’alta finanza, ma il mito non smise mai di seguirlo ovunque andasse. Negli anni Novanta smise di concedere autografi, dopo aver scoperto che erano pezzi pregiati sul mercato nero; addirittura, nel 2005 fece causa al suo barbiere perché guadagnava fior di dollari rivendendo le sue ciocche. Ammirato all’estero e idolatrato in patria, alla sua morte Neil Armstrong fu definito dal presidente Barack Obama come uno dei più grandi eroi americani di tutti i tempi. Le sue ceneri ora riposano in mare.

photo credit: NASA’s Marshall Space Flight Center via photopin cc