Oggi è stato inaugurato a Viagrande, nel catanese, un “centro per il ricovero e l’inclusione sociale” che ospiterà 15 persone affette da disabilita fisiche, psichiche e sensoriali. Un centro che sorge in una bellissima villetta, nel cuore di Viagrande, con ampio terrazzo, scale interne, ascensore e mansarda. In quella villetta, però, molto tempo fa, ci abitava il boss Ferrera detto “Cavadduzzu”. Bene poi confiscato alla mafia e oggi restituito alla comunità.

La struttura è ancora un cantiere aperto: le cooperative sociali TEAM, Mosaico e Obsalav – alle quali il Consorzio Etneo per la Legalità e lo Sviluppo ha affidato il bene confiscato alla mafia – vogliono aprire le porte alle Istituzioni affinché questa struttura “venga veramente restituita alla comunità alla quale si chiede di divenire protagonista di un nuovo progetto di accoglienza ed assistenza”.

La villa apparteneva ad un boss mafioso

Nel centro, che accoglierà i propri utenti sin dal prossimo settembre, verrà adottato il metodo “Te.So.Ri. – Team socio riabilitativo” che rappresenta una vera innovazione di processo e di prodotto “attraverso il quale superare il concetto di “assistenza” per puntare decisamente alla valorizzazione delle potenzialità della persona”. Gli ospiti potranno godere di una maggiore autonomia abilitativa e sociale, attraverso programmi di intervento sviluppati individualmente per favorire il massimo sviluppo con esperienze e attività interne/esterne alla Comunità.

Centro intitolato a Paolo Borsellino

L’apertura del centro è stata anche l’occasione per ricordare la strage di Via D’Amelio nella quale il 19 luglio del 1992 Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta vennero assassinati da Cosa Nostra. Una vittoria dello Stato, un esempio di buona gestione dei beni confiscati alla mafia: la ristrutturazione è costata oltre 400 mila euro ed è stata possibile grazie a fondi del Ministero dell’Interno. La struttura versava in condizioni precarie, abbandonata a se stessa e presa in “cura” dal Consorzio che da settembre dovrà aprirla al pubblico per avviare il progetto di ricovero e inclusione sociale.