Uno studio di una società Usa (la Ihs) stima che nelle casse dell’Isis entrino ogni mese circa 80 milioni di dollari al mese – i calcoli riguardino l’ultimo periodo del 2015. Da dove vengono questi soldi? La metà arriverebbero da confische e dalla tassazione dei territori sotto il suo controllo. Un altro 43% verrebbe dal contrabbando di petrolio, mentr eil resto deriverebbe da “droga, vendita di elettricità e donazioni“. Queste cifre sono uscite a poco distanza dalla pubblicazione sul Guardian di un documento riservato del Califfato che contiene un programma, articolato nei minimi dettagli,  per la creazione di uno stato a tutti gli effetti, redatto subito sopo la proclamazione dello stato islamico, il 29 giugno del 2014 (l’autore dovrebbe essere l’ideologo salafita egiziano conosciuto come Abu Abdullah).

Il documento è intitolato Principi di amministrazione dello Stato islamico e prevede la creazione di diverse autorità – che oggi sono in funzione -, come un ministero per la gestione delle finanze, ed un altro  per la gestione dei pozzi di petrolio e del gas. Un ruolo centrale è affidato alla formazione dei combattenti, per cui si prevedono campi di addestramento per bambini, e una formazione continua per i combattenti adulti, comprensivi di lezioni sulle tattiche usate dal nemico.

Questo documento è stato paragonato dal generale americano in pensione Stanley McChrystalm agli “scritti di Mao e alle pratiche dei Viet Minh“. L’ex alto ufficiale ha poi continuato dicendo che “se l’Occidente guarda all’Isis come a una banda di killer psicopatici, rischia di sottovalutarlo pericolosamente”. C’è da aggiungere che già diversi esperti militari avevano paragonato l’avanzata dell’Isis in Siria ed Iraq a quanto fatto da Mao in Cina. Per questo, secondo alcuni analisti, l’unica maniera efficace per combatterlo sarebbe quella di contrapporgli una coalizione di potenze sunnite, con l’Occidente a fare da supporto indiretto – senza Iran o truppe sciite se non in un ruolo secondario.