Si conclude con un risarcimento extragiudiziale la tragica vicenda della neonata morta a Bari circa un anno fa.

A denunciare l’increscioso episodio i coniugi Visaggio, che videro morire la figlia ricoverata presso l’ospedale Di Venere del capoluogo, a causa del litigio tra due medici che non riuscivano a mettersi d’accordo sull’utilizzo della sala operatoria. La vicenda divenne nota al grande pubblico solo lo scorso 18 aprile, quando venne denunciata dalla Gazzetta.

A processo otto medici dell’ospedale Di Venere, che sono stati indagati e quindi sottoposti a procedimento disciplinare. I dettagli sono ancora da definire, ma quel che è certo è che la Asl dovrà versare 440mila euro come risarcimento, potendo forse rivalersi direttamente sul personale medico.

Le indagini dei carabinieri del Nas avevano confermato che la bambina, morta durante il parto, avrebbe potuto essere salvata senza il ritardo di un’ora e mezza dovuto all’attesa della sala operatoria.

A contendersela i due medici che avrebbero dovuto seguire un caso di appendicite e il più grave parto cesareo, giudicato più urgente per la lieve sofferenza fetale che venne aggravata dalla somministrazione di ossitocina, farmaco usato per stimolare il parto.

Trovando occupata la sala di Ostetricia, si sarebbe dovuto ricorrere a quella di Chirurgia generale: qui però il primario del reparto aveva sostenuto di avere la precedenza per il caso di appendicite. L’unico a sostenere l’urgenza del parto cesareo fu un anestesista, che venne però dissuaso dai chirurghi presenti.