Il bilancio delle vittime provocate dal disastroso terremoto in Nepal continua a salire: stando alle stime del Ministero dell’Interno ci sarebbero stati più di 7200 morti, mentre i feriti sono arrivati a circa 14mila.

Proprio per questo motivo è necessario che gli aiuti umanitari raggiungano il Paese il più velocemente possibile ma l’Onu, nelle parole del responsabile delle operazioni umanitarie Valerie Amos, ha denunciato in queste ultime ore un preoccupante fenomeno.

Gli usuali controlli alla dogana starebbero ritardando il processo di distribuzione e consegna degli aiuti ai superstiti del terremoto, che invece vengono accumulati nell’aeroporto di Kathmandu. Il rappresentante dell’Onu Jamie McGoldrick ha dunque chiesto al governo del Nepal di bloccare l’usuale procedura che si applica in dogana.

Tuttavia vi sono anche problemi di altro tipo ad affliggere l’aeroporto di Tribhuvan: le autorità stanno infatti ritardando l’atterraggio degli aerei con i carichi umanitari a causa del loro peso eccessivo. Sull’unica pista disponibile per lo scala, che ha circa 50 anni, sono state riscontrate delle crepe allarmanti a partire dal 25 aprile, giorno del terremoto.

Si teme che l’atterraggio di aerei cargo possa aggravare la situazione e rendere del tutto impraticabile la pista, che invece al momento accoglie normalmente qualsiasi tipo di velivolo purché destinato destinati ai collegamenti passeggeri internazionali. Contro la restrizione all’atterraggio di aerei con un peso superiore alle 196 tonnellate stanno facendo ricorso molti Paesi, tra cui Stati Uniti e Canada, che ne chiedono la revoca immediata. Tuttavia i responsabili dell’aeroporto hanno assicurato che non si fosse applicata tale misura ci sarebbe stato il rischio concreto di una chiusura totale del traffico.

Le scosse di assestamento nel Paese non sono ancora terminate, e si temono ulteriori vittime. A confermarlo è il ministro delle finanze del Nepal, Sharan Mahat, che ha ricordato come molte zone isolate siano rimaste escluse dall’arrivo dei soccorsi, con interi villaggi montani completamente rasi al suolo.