Polizia locale, Atm, Nuir e Protezione civile in costante allerta, 300 mezzi Amsa per la salatura e la lamatura delle strade, 500 volontari avventizi, 400 addetti Amsa, tutti mobilitati per 10 centimetri di neve in centro e 20 in periferia. La zona più colpita Quarto Oggiaro. E’ questo il bilancio del tanto temuto big snow meneghino, mentre i fiocchi lentamente si assottigliano, lasciando il posto a un aria gelida. Ma le operazioni andranno avanti vino a domani. Tra i vari interventi per garantire la normalità ai milanesi, il Comune ha avuto un occhio di riguardo per chi vive per strada. Nonostante il gran numero di dormitori di emergenza, sono ancora in molti a passare la notte all’addiaccio, cercando riparo in un cartone, magari fradicio per la neve, con le temperature che, vertiginosamente, scivolano sotto lo zero.
L’obiettivo di questa giunta è zero morti. Purtroppo il freddo si è già portato via un senzatetto in via Brera, ai primi di gennaio, proprio mentre era in corso il Forum delle Politiche sociali, in cui si discuteva di welfare e solidarietà. Una beffa del destino. Per quest’ultima coda d’inverno, il Comune ha intensificato le attività di monitoraggio e accoglienza, chiedendo, come lo scorso anno, più collaborazione ai cittadini, che possono segnalare la loro disponibilità all’indirizzo mail info@cittadinifattivi.it. Perché si sa, Milano ha il cuore in mano.
L’allerta è iniziata più o meno una settimana fa, rinnovando l’appello, a tutti i milanesi, di chiamare i numeri del Centro Aiuto della Stazione Centrale, 0288447645/46/47, attivi dalle 8.30 alle 23.00, dal lunedì alle domenica, per segnalare chi ancora dorme per strada, chi ha bisogno di una coperta o un sacco a pelo in più perché si rifiuta di andare in dormitorio. Dopo la mezzanotte si può telefonare al 118. Sempre il Centro Auto, in via Ferrante Aporti 2, smista i clochard nei vari centri di accoglienza, previo test Mantoux, per la tbc. Se il risultato è negativo, il senzatetto viene inviato in una delle 25 strutture aperte per questa emergenza freddo, che si chiuderà il 31 marzo prossimo. Finora sono ospitati 2.500 senza fissa dimora, di cui 2/3 proveniente da diversi comuni lombardi. Anche per questo, Palazzo Marino vuole chiedere un contributo alla Regione, per i servizi quotidiani di assistenza.
Dal 31 gennaio, in vista del calo di temperatura, è stato aperto, come lo scorso anno, il mezzanino della metropolitana 3, fermata Stazione Centrale, sempre presidiato, durante la notte, dagli operatori di Linea Gialla, mentre la Protezione civile si è occupata dell’allestimento, con brandine de campeggio e sacchi a pelo termici e delle pulizie al mattino, prima di riaprire i locali al pubblico. Il mezzanino offre una sistemazione dignitosa a un centinaio di persone, offrendo anche qualcosa da mangiare e una bevanda calda. L’ingresso è all’incrocio con via Vitruvio, dalle 20.30 alle 7.30, fino a esaurimento posti. La sicurezza è garantita dalle pattuglie della Polizia locale.
Ricoveri di emergenza sono stati allestiti nell’ex discoteca della ‘ndrangheta, in via Lombroso, di proprietà della Sogemi, nei pressi dell’Ortomercato e nell’ex liceo linguistico Manzoni, in via Rubattino, zona Lambrate, di proprietà del Pio Albergo Trivulzio. Il Comune ha aperto, tra dicembre e gennaio, i dormitori nelle ex scuole di via Aldini e via Mambretti, zona Quarto Oggiaro. In via Aldini l’ambulatorio di Medici Senza Frontiere ha 40 posti per degenti, che restano al caldo tutto il giorno, se malati. Ma non basta. Sono rimaste a disposizione, anche, le unità mobili diurne e notturne e potrebbero essere requisiti i centri anziani comunali per trasformarli in ostelli di fortuna.
Ma i 2.500 clochard assistiti sono solo la punta dell’iceberg. I senzatetto che popolano le vie di Milano sono circa 13.000. Molti di loro si rifiutano di andare nei dormitori perché hanno avuto brutte esperienze, chi ha preso una malattia della pelle, chi si è trovato il coltello puntato alla gola o la pistola alla testa, chi è stato derubato. Oppure hanno il cane. Altre volte sono coppie che non vogliono essere divise. Altri sono razzisti e non vogliono dividere il loro spazio con uno straniero. Molti clandestini hanno paura di essere denunciati e non si convincono nemmeno quando gli si garantisce che non vengono chiesti i documenti. In piazza Meda dorme un 50/55enne polacco che non va in una struttura perché è convinto rubare il posto agli italiani. Un altro sostiene che la Chiesa gli ha portato via la casa. Alcuni si sono arresi e si rifugiano nell’alcol. “Poi balli in mutande in mezzo alla strada, perché addosso ti sentì 40 gradi. Se non fai un po’ di cinema, che vita è”.
Sono pensionati di 65 anni o ragazzini nemmeno 20enni. In mezzo, la parte derelitta di una generazione che sembra giunta al capolinea. Preferiscono ripararsi nei loro cartoni, nei dehor dei bar del centro, nelle nicchie dei portoni, nelle gallerie tra le vetrine degli stilisti, sotto i portici delle chiese. Escono a tarda sera, come fantasmi e approntano i propri giacigli. Non importa se nevica, se la colonnina di mercurio scende sotto lo zero, se per terra è umido. Quella è la loro casa.