Alta tensione nella giornata di ieri a New York, dove nel sobborgo del Queens un imam e il suo assistente sono stati uccisi mentre si trovavano in strada dopo essere usciti da una moschea.

Stando alla ricostruzione della polizia i due uomini sarebbero stati freddati alle spalle da un uomo che si era avvicinato e che ha sparato a entrambi un colpo alla testa.

L’aggressore è fuggito e la caccia all’uomo è ancora in corso; testimoni hanno descritto un uomo con in mano una pistola che lasciava la scena del crimine dirigendosi verso la zona di Ozone Park, ma non è stato effettuato alcun arresto. Al momento le forze dell’ordine non escludono alcuna pista, ma non ci sono ancora indicazioni che la coppia sia stata assassinata a causa della loro fede.

L’imam Maulama Akonjee aveva 55 anni e si era trasferito a New York dal Bangladesh due anni fa. Il religioso, insieme all’assistente Thara Uddin, di 64 anni, sono stati assassinati a pochi passi dalla moschea al-Furqan Jame, che raccoglia larga parte della comunità bengalese locale.

I fedeli e coloro che conoscevano l’imam lo descrivono come un uomo pacifico e privo di nemici. Decine di persone della comunità islamica si sono riunite sulla scena in segno di lutto e hanno poi manifestato chiedendo giustizia. Alcuni infatti ritengono che si sia trattato di un crimine d’odio contro l’Islam e gli islamici, per quanto la polizia non abbia confermato la pista.

Un informatore del New York Times in effetti ha suggerito che il duplice omicidio sia stato pianificato in qualche modo. A contribuire all’ipotesi anche il fatto che non sono stati toccati i mille dollari che al momento dell’omicidio Akonjee portava con sé.

Negli Stati Uniti i crimini d’odio contro i musulmani sono aumentati dal dicembre del 2015. A sostenerlo è l’FBI, che parla di una crescita quasi tripla dopo i fatti di sangue di Parigi e San Bernardino: di solito si tratta di aggressioni, atti di vandalismo, minacce o intimidazioni contro persone e attività facenti parte della comunità islamica.