Sta facendo molto discutere l’intervista che Nichi Vendola ha concesso a Francesco Merlo di Repubblica, la prima nella quale il politico italiano trasferitosi in Canada parla apertamente della nascita del figlio Tobia.

Come si ricorderà Vendola insieme al compagno Ed Testa è ricorso alla maternità surrogata grazie alla collaborazione di una madre americana. L’ex leader di Sel vive a nord di Montreal, in uno scenario che, confessa lui stesso, non avrebbe mai potuto immaginare quando era un ragazzo.

La vicenda della nascita di Tobia è spinosa: venuto al mondo a Sacramento, il suo atto di nascita è stato registrato all’anagrafe della California, e sui documenti Testa risulta essere il padre biologico, in modo da dare maggiori tutele al bambino e fornirgli il doppio passaporto italo-canadese.

Nichi Vendola confida di voler portare Tobia in Italia entro la fine del mese, ma ribadisce subito di non voler essere vittima dell’agone politico e delle rivendicazioni dei vari gruppi di attivisti: “Non permetterò che il mondo gli diventi ostile appena tenterà di entrarvi”.

Quella dell’ex governatore della Puglia è allora una scelta di vita che prescinde del tutto dalle battaglie per i diritti civili (già combattute in passato, precisa Vendola): “Io e Ed non vogliamo fare i testimonial di una battaglia di civiltà. Vogliamo solo vivere in pace”.

Non manca però un riferimento alle critiche arrivate dall’Italia alla coppia nel momento in cui si è scoperto il progetto dei due, tenuto segreto molto a lungo e poi svelato nel momento in cui si discuteva del ddl Cirinnà sulle unioni civili: “Dall’Italia mi arrivava il rimbombo delle volgarità che mi rovesciavano addosso. C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore. In quei giorni avevo chiuso ogni rapporto con l’Italia.”

A sconvolgere Vendola è sopratutto la resistenza che si incontra in Italia su un tema come quello della maternità surrogata che dovrebbe appartenere all’ambito scientifico e giuridico e non morale: “La gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia, che va protetta dalla violenza contro le donne, dal femminicidio, dalla sordida prepotenza domestica, non dalla scienza.”