La triste vicenda di Nicholas Green, ragazzino americano che a soli sette anni perse la vita mentre si trovava in vacanza in Italia con la sua famiglia,  nel settembre 1994, è stata importante per più di una ragione. Prima di ricordare la sua storia e ribadire quanto sia stato fondamentale il sacrificio del piccolo, dobbiamo però occuparci della scomparsa di Andrea Mongiardo, una delle sette persone che ricevettero un organo che la famiglia di Nicholas Green decise di donare. Mongiardo, morto a 37 anni a causa di un linfoma, all’epoca aveva solo 14 anni e dal piccolo aveva ricevuto il cuore che poi gli ha concesso di vivere per i ventidue anni successivi.

Nicholas Green perse la vita, assassinato, durante un tentativo di rapina, nei pressi di Vibo Valentia, mentre la sua famiglia viaggiava sulla Salerno-Reggio Calabria. I genitori Reginald e Maggie Green, davanti ad una situazione disperata, decisero di autorizzare l’espianto degli organi e di concedere così, a sette persone, di avere la speranza di poter tornare ad avere una vita migliore. Fra queste anche Andrea Mongiardo, all’epoca un adolescente.

Il sacrificio di Nicholas Green portò l’opinione pubblica italiana a sensibilizzarsi maggiormente sulla donazione degli organi e sui trapianti: l’ondata emozionale che la storia del ragazzino americano aveva suscitato, portò le donazioni a quadruplicarsi, passando da 6,2 per milione a 23,1. Nel corso degli anni Mongiardo aveva anche incontrato i genitori di Nicholas e aveva dichiarato all’Adn Kronos: “Oggi scrivo loro ancora, per me è come una seconda famiglia. Nel mio petto batte il cuore del loro figliolo, ed il cuore è il cuore“. D’altra parte il rapporto dei Green con l’Italia non si è mai spento: la famiglia è tornata più volte nel nostro Paese, soprattutto per prendere parte ad incontri e convegni che spiegassero quanto sia importante donare gli organi. Per il loro gesto d’amore e di altruismo, i Green hanno ricevuto anche la medaglia d’oro al merito civile.