Un abito è fatto per la vita“.

Mai pay off fu più esatto per una collezione moda.

Se andiamo poi a vedere chi lo promuove, capiamo quanto la voglia di cambiamento nel fashion system sia sempre più un bisogno impellente.

Uniqlo, brand del colosso nipponico Fast Retailing, ha lanciato la scorsa settimana la label “Lifewear” con focus sul basicwear dall’alto contenuto tecnico.

Obiettivo principale del gruppo, che nel primo semestre ha realizzato un fatturato di 614,8 miliardi di yen (pari a 4,8 miliardi di euro) in crescita del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è quello di andare oltre le tendenze e smarcarsi dagli altri competitor dell’area “fast fashion”.

Come? Prima di tutto con un nome che rappresenta l’innovazione per eccellenza: Nicola Formichetti.

Sì, dopo il divorzio stilistico da Thierry Mugler e l’approdo da Diesel con il ruolo di direttore artistico, il creativo italo – giapponese torna a far parlare di sè.

Lo stilista sarà infatti supervisore di tutta la collezione. Nove le capsule che ne faranno parte.

Ogni capsule sarà focalizzata su un determinato tessuto o capo che ogni stagione verrà rivisitato grazie a nuove categorie di prodotto o semplicemente con un upgrade dal punto di vista tecnico.

Sempre più colossi del fast fashion stanno cercando di emergere dalle dinamiche della “moda democratica a basso prezzo” .

Segnale importante di un cambiamento mentale dei consumatori del “fashion market”.

Che la moda “compra, indossa una volta e butta” aveva le ore contate, lo avevamo già intuito da un pò di tempo.

Staremo a vedere i risultati del passaggio dal “fast” a “made in”.

Speriamo di non vedere troppe facili “cadute di stile”.

(Photo credit: Filippo Fior)