Gli ex consiglieri della Regione Lombardia Nicole Minetti e Renzo Bossi (figlio del Senatur Umberto) sono stati rinviati a giudizio insieme ad altri 54 colleghi dal giudice per l’udienza preliminare di Milano Fabrizio D’Arcangelo. Gli ex consiglieri lombardi sono tutti accusati, a vario titolo, di peculato e truffa, in merito alla storia dei rimborsi gonfiati per le spese affrontate nel corso del proprio mandato. Il periodo messo sotto accusa è quello tra il 2008 e il 2012, fascia temporale entro cui gli imputati sono stati accusati di aver utilizzato i fondi pubblici assegnati ai singoli gruppi regionali per spese private. La cifra contestata si aggira intorno ai tre milioni di euro.

Il giudice per l’udienza preliminare ha altresì condannato con il rito abbreviato tre persone (con pene che variano dai diciotto ai ventiquattro mesi) mentre altre tre sono state prosciolte e una assolta. Tutti coloro che invece sono stati rinviati a giudizio, come Nicole Minetti e Renzo Bossi, dovranno iniziare ad affrontare il processo a partire dal prossimo primo luglio.

A finire davanti al giudice della decima sessione penale del Tribunale di Milano, oltre a Nicole Minetti e al figlio di Umberto Bossi, saranno anche, fra gli altri, anche gli ex assessori della giunta di Roberto Formigoni (Romano Colozzi, Massimo Buscemi e Giulio Boscagli), l’ex Presidente del consiglio regionale Davide Boni e l’ex consigliere Stefano Galli.

Guido Galperti è stato assolto per un vizio procedurale (Galberti è attualmente deputato nelle fila del Partito Democratico) mentre, per quanto riguarda l’opposizione, sono stati rinviati a giudizio Chiara Cremonesi, Luca Gaffuri ed Elisabetta Fatuzzo. Anche i prosciolti sono stati scagionati da vizi procedurali, come nel caso degli ex assessori regionali lombardi Rossoni e Scotti e dell’ex capogruppo del Partito Democratico Porcari.