L’offensiva dell’esercito nigeriano contro il gruppo integralista di Boko Haram continua senza sosta, in particolare all’interno della Foresta di Sambisa, nel nordest della Nigeria, dove sono state liberate quasi 300 donne da tempo in mano ai terroristi. L’annuncio è arrivato da Twitter, attraverso cui le forze armate hanno fatto sapere: “Le truppe questo pomeriggio hanno salvato 200 ragazze e 93 donne dalla foresta di Sambisa. Non possiamo confermare che le ragazze di Chibok siano in questo gruppo”. Ipotesi definitivamente smentita poche ore dopo dal portavoce dell’esercito.

La sorte delle 276 liceali rapite il 14 aprile 2014 dal loro istituto, a Chibok, resta quindi ancora avvolta nel mistero. In 57 erano riuscite a fuggire nelle ore immediatamente successive al rapimento, in seguito non ci sono più state notizie circa i loro spostamenti. Unica testimonianza, un video diffuso nel maggio 2014 da Boko Haram che mostrava un centinaio di ragazze velate, impegnate a recitare versi del Corano. La loro presa è stata commemorata lo scorso 14 aprile con la campagna #BringBackOurGirls.

Smentita dunque l’ipotesi che tra le donne liberate vi fossero le studentesse di Chibok, ma nell’ambito della stessa operazione l’esercito nigeriano è riuscito a distruggere ben tre degli accampamenti appartenuti ai terroristi di Boko Haram. Macabra, invece, la scoperta di centinaia di cadaveri a Damasak, città dello stato nord-orientale nigeriano di Borno, liberata lo scorso 24 marzo, dove il neo-presidente Muhammadu Buhari ha inviato un comitato governativo per verificare la situazione.

In seguito all’offensiva combinata di Niger e Ciad, Boko Haram è stato infatti costretto a ritirarsi, massacrando però numerosi uomini e portato con sé oltre 500 persone, tra donne e bambini. Sono state scoperte diverse fosse comuni, con centinaia di cadaveri; altri sono stati lasciati sulla strada. La delegazione dell’inviato presidenziale  ha riferito di “un’atrocità su larga scala”. Per giorni hanno lavorato per recuperare e seppellire i resti delle vittime.