Non si arrestano le polemiche a seguito del decesso di un nigeriano che sarebbe stato picchiato a morte da un ultrà italiano a Fermo. L’uomo non ce l’ha fatta ed ha lasciato la moglie che, in questi ultimi giorni, ha fatto sapere di voler andar in carcere dall’assassino di suoi marito per farsi spiegare perché lo ha fatto, perché ha rovinato la loro vita. La donna, infatti, era arrivata in Italia per una voglia di riscatto, per garantire a sé e alla sua famiglia una vita dignitosa. Intanto emergono nuovi dettagli sulla colluttazione a seguito di un insulto razzista proferito dall’ultrà italiano.

Le condizioni di salute dell’ultrà

Adesso l’uomo è stato fermato per omicidio preterintenzionale con l’aggravante razzista. Il suo avvocato, però, ci tiene a precisare che l’ultrà avrebbe un “grosso ematoma sul costato che gli provoca forti dolori”: “Ha una ferita ad un braccio che potrebbe essere un morso o una sprangata, oltre a varie lesioni più lievi in altre parti”. L’uomo – secondo il suo legale – sarebbe molto “provato” sia “a causa del dolore al costato”, che non gli avrebbe fatto chiudere un occhio per tutta la notte, sia “dal punto di vista psicologico”. “E’ un ragazzo semplice e credo che questo tristissimo evento lo abbia colpito e che abbia capito che è mancata una vita, anche se contro la sua volontà” ha aggiunto.

Il suo avvocato ha fatto sapere, poi, che il “suo assistito ha sempre sostenuto di non avere simpatie di destra”. Nessuna collocazione politica, dunque, per il presunto assassino del nigeriano che era fuggito da Boko Haram, dalla guerra e dalla miseria, dai trafficanti di esseri umani e che in Italia aveva trovato il suo “paradiso”. Un paradiso che si è trasformato in una trappola della morte. 

Sabato manifestazione a Fermo

I centri sociali, invece, hanno annunciato che sabato cui terrà una manifestazione a Fermo per esprimere “rabbia e indignazione di fronte all’ennesima violenza omicida razzista e fascista“. ”Pur patendo sofferenze indicibili con la propria compagna, Emmanuel era riuscito a trovare a Fermo chi lo aveva accolto e parzialmente inserito nel contesto sociale. Ma ha dovuto fare i conti con chi fa del razzismo, del fascismo e dell’odio contro gli immigrati una pratica quotidiana. L’individuo che ha provocato e poi pestato a morte Emmanuel, non è uno ‘sbandato’, una ‘testa calda’ da stadio. E’ un militante di Casa Pound, cioè di quell’organizzazione fascista tristemente nota in tutta Italia per le ripetute aggressioni nei confronti di antifascisti, militanti di sinistra ed immigrati” concludono i centri sociali.