Continua a far parlare il caso di Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano ucciso a Fermo lo scorso 5 luglio da Amedeo Mancini, in seguito a una lite provocata dagli insulti che questi aveva rivolto alla compagna della vittima.

Secondo Francesco De Minicis, l’avvocato dell’ultrà 39enne che si trova attualmente in stato di arresto come unico sospettato, il suo assistito sarebbe intenzionato a donare tutto ciò che possiede all’inconsolabile vedova Chinyere.

Sarebbe questa la volontà espressa al giudice durante l’udienza per la convalida del fermo nel carcere di Marino del Tronto. Non che si tratti di un’ammissione di colpevolezza, in quanto stando sempre al legale Mancini riconoscerebbe per se stesso “una responsabilità morale, ma non giuridica“: tra i beni messi a disposizione ci sarebbe anche un terzo di casa colonica e alcuni appezzamenti di terra lasciatagli dal padre, a disposizione della vedova”.

L’accusa di cui dovrebbe rispondere Amedeo Mancini in questo momento è di omicidio preterintenzionale con aggravante razzista. Al momento si discute sulla possibilità di arresti domiciliari per Mancini in attesa dell’inchiesta definitiva che dovrà stabilire anche se vi sia la necessità di una perizia psichiatrica.

Emergono intanto altri dettagli riferiti da due persone che si dichiarano testimoni oculari dell’accaduto. Secondo questi Emmanuel e Amedeo avrebbero iniziato a litigare, e poi il primo avrebbe colpito alle gambe l’altro con un segnale stradale; mentre la coppia si allontanava Mancini si sarebbe rialzato e avrebbe dato via alla colluttazione durante la quale avrebbe sferrato il colpo fatale.

L’autopsia, non ancora ufficializzata, ha infatti parlato di una ferita letale al cranio provocata dalla caduta sul marciapiede.