Nike, uno dei principali produttori mondiali di calzature sportive, cambia la sua policy. L’amministratore delegato Mark Parker ha annunciato licenziamenti pari al 2% degli attuali dipendenti, dopo un trimestre non reputato positivo dai piani alti.

Nike ha attualmente 77mila dipendenti in tutto il mondo, e di questi perderanno il lavoro in 1.400. Una scelta quella di Nike dettata dalla sempre più forte concorrenza dei marchi competitor come Adidas e Under Armour, soprattutto nel mercato delle scarpe da basket.

Licenziamenti che però non rappresentano un passo indietro a livello di supporto clienti, almeno nei piani della società americana: Nike vuole infatti investire molto sull’e-commerce rivoluzionando l’attuale servizio web con spedizioni molto più veloci.

Nike riduce le aree geografiche, passando da 6 a 4, e punta tutto sulle grandi città: New York, Londra, Shanghai, Pechino, Los Angeles, Tokyo, Parigi, Berlino, Città del Messico, Barcellona, Seul e anche l’italiana Milano. Ed è proprio in Italia, a Montebelluna, che Nike produce le scarpe da calcio che indossano campioni come Cristiano Ronaldo, uno degli uomini immagine della società. Vengono realizzate poche paia al giorno e completamente a mano.

La decisione di Parker per rilanciare l’azienda non è dettata da una situazione di crisi, anzi: Nike è sanissima, con un fatturato annuo di 30 miliardi di dollari, un utile netto di 3,5 miliardi e l’ultimo trimestre in crescita del 5%.