C’è molta incertezza sul numero esatto di italiani che mancherebbero ancora all’appello dopo i tragici fatti di Nizza. Molti connazionali sono stati ricoverati in strutture ospedaliere per essere curati dopo essere rimasti feriti, altri hanno fatto avere proprie notizie e sono usciti dalla lista degli irrintracciabili. Stando alle ultime notizie, c’è chi parla di almeno trenta persone di cui non si saprebbe ancora  nulla, chi di venti e chi di soli cinque italiani non ancora ritrovati.

Il caos è dovuto al fatto che la situazione non è affatto facile. Ci sarebbero cadaveri non ancora identificati, persone ricoverate di cui non si sa ancora nulla. Nelle ultime ore è stata ritrovata, ad esempio, la signora Marinella Ravotti, di Cuneo, ricoverata presso il reparto di rianimazione dell’ospedale Pasteur, dove tra l’altro è ricoverato anche il marito Andrea Avagnina, che versa in gravissime condizioni. A dare un nome alla donna è stata sua figlia Beatrice, che ha riconosciuto gli anelli portati dalla madre. La Ravotti ha infatti il volto tumefatto e ha subito numerosi traumi durante la folle corsa del camion bianco con cui il trentunenne Mohamed Lahouiaej Bouhle ha compiuto l’attentato di Nizza che è costato la vita ad ottanntaquattro persone.

A parte il numero incerto di italiani che mancherebbero all’appello e che si presume siano rimasti coinvolti nell’attentato di Nizza, sarebbero di sicuro cinque i connazionali di cui al momento non si hanno notizie e che quindi sono considerati dispersi o irrintracciabili. Si tratta della coppia di coniugi composta da Gianna Muset e Angelo D’Agostino e la coppia di amici che era con loro, Maria Grazie Ascoli e Mario Casati. Non si hanno più notizie neppure di Carla Gaveglio, quarantottenne di Piasco (in provincia di Cuneo).

I parenti delle persone disperse stanno facendo di tutto per ritrovare i propri cari, sperando che siano ancora in vita e soprattutto che stiano bene. Molti stanno lanciando appelli su internet, diffondendo foto e caratteristiche di coloro che mancano ancora all’appello. Ma c’è anche chi polemizza per come si sta gestendo tutta la situazione, soprattutto a causa delle poche informazioni ricevute.