Il Corriere Adriatico riporta una curiosa ma alquanto assurda vicenda che sarebbe accaduta a Siracusa. Una mamma avrebbe negato alla parrocchia Madre di Dio l’autorizzazione al trattamento dei dati del proprio figlio – ovviamente minorenne -, autorizzazione che includeva anche il consenso affinché foto e video del ragazzino venissero pubblicati su internet, sulla pagina Facebook della parrocchia e su Twitter.

Per tutta risposta, la parrocchia Madre di Dio di Siracusa avrebbe negato l’iscrizione al catechismo per il ragazzino, dettata, pare, proprio dal mancato consenso al trattamento dei dati. Una vicenda che non è andata giù alla mamma del ragazzino “rifiutato” dalla parrocchia, tanto che la donna avrebbe deciso di scrivere una lettera all’arcivescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, e al Cardinale di Palermo, Paolo Romeo. Ad assistere la mamma l’associazione Avvocati dei Consumatori.

L’avvocato Paola Bellomo scrive nell’esposto: “La questione sollevata dalla signora è meritevole di attenzione da parte della nostra associazione, che da anni si batte per i diritti civili. Preliminarmente ci preme evidenziare che la pubblicazione di foto e video di minori è vietata in Italia ai sensi della normativa sulla privacy art. 96 L. 633/41. Il consenso aprioristico del genitore a pubblicare foto, video o altro materiale che renda riconoscibile il figlio, non è lecito. Se il genitore è contrario al consenso alla riproduzione dell’immagine o di qualsiasi altro elemento che consenta l’identificazione, il responsabile della comunicazione, dovrà premurarsi di rendere effettivamente non identificabile il soggetto della immagine non solo modificando la foto, ma anche omettendo tutti quegli elementi che possano identificare la persona o che permettano di risalire ad essa“.

In una nota, l’avvocato Bellomo ha anche aggiunto: “Ci preme evidenziare che la pubblicazione di foto e video di minori è vietata in Italia ai sensi della normativa sulla privacy. Il consenso aprioristico del genitore a pubblicare foto, video o altro materiale che renda riconoscibile il figlio, non è lecito. La decisione di escludere dal catechismo chi non firmi il modulo prestampato della parrocchia, non è conforme alle regole imposte non solo dalla legislazione nazionale, ma neanche alla legge morale, sulla quale si fonda l’istruzione ecclesiastica“.