Arrivata oggi una nuova sentenza riguardante i numerosi atti di sabotaggio portati avanti dal movimento No Tav in Val di Susa.

Il giudice dell’udienza preliminare di Torino ha infatti condannato i tre anarchici alle pena di due anni, dieci mesi e venti giorni di arresti domiciliari, più il pagamento di una multa di 4mila euro. Gli imputati del processo per rito abbreviato sono Lucio Alberti Francesco Sala e Graziano Mazzarelli: età media 26 anni, tutti e tre gravitanti nella galassia dei centri sociali e dei movimenti antagonisti.

Il trio era stato tra i protagonisti dell’assalto No Tav al cantiere di Chiomonte, verificatosi nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013. Gli avvocati del terzetto si reputano soddisfatti, dato che la Procura aveva chiesto una sentenza di 5 anni e 6 mesi, e hanno ribadito come la decisione del giudice testimoni “la non particolare gravità della vicenda nonostante quanto affermato dai pm”.

Ai membri del movimento No Tav erano imputati i reati di danneggiamento, incendio, violenza a pubblico ufficiale aggravata, fabbricazione e porto d’armi di armi da guerra e congegni esplosivi. Ritirata invece l’accusa di terrorismo, in attesa che la Cassazione si pronunci in merito alla protesta del gruppo di protesta.

In precedenza infatti altri quattro attivisti (Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi) erano stati condannati per reati simili a quelli imputati al terzetto odierno, ma avevano ricevuto l’assoluzione per l’imputazione di terrorismo. Assoluzione che poi era stata contestata dalla Procura di Torino, che aveva fatto ricorso.

Nel frattempo il movimento contrario alla costruzione della linea ad alta velocità Torino – Lione si era dato appuntamento non nei pressi del Tribunale, ma di fronte al cancello del cantiere dove sorge la centrale idroelettrica presa di mira. Ad attenderli le forze dell’ordine in attesa antisommossa, che in previsione dell’assembramento hanno posizione alcune barriere di protezione. Riguardo alla sentenza, nell’ambito del presidio si svolgerà un’assemblea collettiva che deciderà il da farsi.