A pochi giorni dall’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura 2014, i premi Nobel per la Letteratura del passato, o almeno alcuni di essi, hanno deciso di passare alle maniere forti contro Amazon, il colosso mondiale del libro e dell’ebook; la dichiarazione di guerra è arrivata sotto forma di una lettera aperta pubblicata sul New York Times, su iniziativa dell’agente letterario Andrew Wyle e controfirmata da 900 scrittori appartenenti al gruppo Authors United, compresi alcuni dei più grandi nomi della letteratura mondiale, come Pamuk, Roth, Kundera e Rushdie. “Tenere in ostaggio gli scrittori, praticando tattiche da strozzino”: questa l’accusa specifica mossa alla società di Jeff Bezos; “Sta uccidendo la cultura letteraria americana”, questa invece l’accusa più generalista.

Di fatto, all’origine della “guerra dei libri”, com’è stata prontamente ribattezzata, c’è una disputa economica tra due aziende, vecchia ormai di qualche mese. Riassumiamo: Amazon vuole applicare prezzi più bassi agli ebook in vendita sulla piattaforma; la casa editrice Hachette non è d’accordo e continua a volere il 75% di margine su ogni uscita, per non rimetterci. Allora Amazon è passata a tattiche di persuasione non proprio urbane; per esempio, gonfiando i prezzi dei titoli Hachette, o rendendoli addirittura “non disponibili” all’acquisto; il tutto, naturalmente, per disincentivare i lettori e causare un danno alla casa editrice. Non solo: il colosso di Bezos, per ingraziarsi gli scrittori di Hachette, è arrivata a offrir loro tutto l’introito del prezzo di vendita degli ebook. Ma gli scrittori hanno scelto da che parte schierarsi. Ora la palla passa al Dipartimento di Giustizia, che dovrà decidere se aprire un’inchiesta contro Amazon per “tattiche monopolistiche illegali”.

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