Il Comitato norvegese ha deciso di attribuire il Nobel per la pace a Juan Manuel Santos, il presidente della Colombia che ha portato avanti i negoziati di pace con i combattenti delle Farc.

L’assegnazione arriva in un momento piuttosto critico per il processo di pacificazione del Paese, dato che di recente la popolazione ha bocciato il referendum nel quale si chiedeva di esprimersi sull’accordo tra Stato e guerriglieri.

Da Oslo però hanno fatto sapere che il premio ha come significato anche quello di voler spronare a non interrompere i negoziati: “Il dissenso popolare è andato contro una specifica formulazione dell’accordo. Per questo sottolineiamo proprio la necessità che Santos guidi ora un più largo dialogo, per una nuova stretta di mano che trovi basi ampie e quindi maggiore sostegno. Esortiamo tutte le parti e tutti i partiti a dare il loro contributo”.

65 anni, ex giornalista ed economista, Santos è diventato il premier della Colombia sei anni fa, dopo essere stato ministro della Difesa (conseguendo importanti vittorie sul campo contro le Farc, ma anche facendo vittime tra i civili). In questo periodo ha cercato di fermare una guerra civile che va avanti da più di 50 anni.

Secondo alcuni commentatori, però, il premio avrebbe dovuto essere diviso con la stessa organizzazione delle Farc e il suo leader Rodrigo Londono, che ha accettato di dare avvio al processo di pace. Il Comitato di Oslo non ha voluto rispondere, affermando di non voler parlare di chi non è stato premiato.

Insieme a Santos risultavano papabili candidati per il riconoscimento umanitario Edward Snowden, l’ex dipendente dell’NSA che ha svelato il sistema di controllo globale dell’agenzia americana, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif e vari tecnici nucleari per l’accordo raggiunto sulla proliferazione di armi atomiche, Papa Francesco, gli abitanti delle isole greche, e in particolare Lesbo, che hanno soccorso migliaia di migranti, e l’attivista dei diritti umani Svetlana Gannushkina.