Destano profondo scalpore le dichiarazioni del 17enne che ha confessato l’omicidio della sua fidanzata, Noemi Durini, 11 giorno dopo la sua scomparsa da Specchia, il paese in cui viveva.

Affermazioni che gli inquirenti dovranno vagliare attentamente, dato che il giovane ha affermato che avrebbe ucciso la ragazza perché questa insisteva affinché il compagno sterminasse la famiglia.

All’indomani del ritrovamento del cadavere, sepolto parzialmente sotto alcune pietre, il paese è in subbuglio. Inizialmente era stata accennata la pista della gelosia del reo confesso, ma l’interrogatorio ha cambiato le carte in tavola. Forse anche troppo, in base alle prime indiscrezioni.

Stando alla testimonianza del ragazzo questi avrebbe raggiunto la sua vittima a casa sua, alle 5 del mattino del 3 settembre: scopo della visita sarebbe stato dissuaderla dall’intento omicida.

Neomi, uscita dalla casa, avrebbe però portato un coltello con sé, come conferma del suo impegno. Sarebbe stato proprio con quell’arma che il fidanzato l’avrebbe uccisa.

Lascia comunque perplessi l’atteggiamento del ragazzo al momento dall’uscita della caserma: ad aspettarlo una folla inferocita, che ha saluto con un saluto beffardo e un ghigno, rischiando seriamente il linciaggio. Forse si trovava in uno stato di alterazione psichica.

A suo carico le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere: di quest’ultimo reato è accusato anche il padre, che secondo gli inquirenti avrebbe aiutato il figlio.

La famiglia di Noemi da tempo osteggiava il rapporto con il giovane, descritto come “un poco di buono”, geloso fino al parossismo e dalla natura violenta. La vittima però non aveva dato ascolto ai pareri dei congiunti, e più volte si era data a temporanee fughe con il fidanzato. Ultimamente però su Facebook erano apparse affermazioni che lasciavano intendere uno sfondo di violenza dietro il legame.