L’accordo era: il ministro degli esteri in cambio dell’appoggio alla nomina di Juncker. E meno male che Renzi diceva che non ne fanno una questione di poltrone. Ma il gioco è praticamente quello. La Germania e il Partito popolare europeo (quindi sempre Angela Merkel) hanno voluto e ottenuto Jean-Claude Juncker come nuovo presidente della Commissione europea; un tedesco del Partito socialista europeo, Martin Schulz, ha incamerato la presidenza del Parlamento. Il Partito democratico, forte del miglior risultato alle ultime elezioni, vuole per l’Italia vuole la seconda poltrona più importante della Commissione, cioè quella dell’Alto commissario, una sorta di ministro degli esteri. E Matteo Renzi vuole metterci Federica Mogherini, attuale ministro degli esteri italiano.

Ma contro di lei soffia un vento proveniente dall’est. Apparentemente quasi tutti i paesi membri dell’Europa orientale (ma anche qualcuno a nord, dove l’Italia non ha amici) non la vogliono; le critiche maggiori sono la sua scarsa esperienza e le posizioni eccessivamente filorusse. Non hanno torto. Tuttavia negli ultimi cinque anni questa posizione è stata occupata da Catherine Ashton, cioè il personaggio politico più insignificante di tutta l’Europa, più inutile perfino di Barroso. Quindi qualunque successore costituirebbe un progresso.

E qui arriviamo ad un altro fatto incontrovertibile non va dimenticato: anche se nessuno tra i politici ha l’onestà di dirlo apertamente, la Commissione europea non ha voce in capitolo nelle grandi questioni internazionali. Perchè l’Unione europea non è una vera nazione, non rappresenta realmente i suoi cittadini e non ha i poteri per agire in modo autonomo. L’Alto commissario non è nient’altro che una pedina per i governi nazionali da manipolare a seconda della convenienza. E’ quindi fondamentale che non si tratti di una personalità di primo piano, altrimenti sarebbe poco controllabile.

Renzi vuole controllare questa pedina. E anche Germania e Francia gradirebbero metterci sopra le mani. La contromossa che il premier italiano farà a Bruxelles nella serata del 16 luglio, durante il vertice tra i leader europei sulle nomine, sarà quella di minacciare un nome a dir poco discutibile: Massimo D’Alema come candidato se la Mogherini venisse respinta. Almeno questo è quanto ha fatto comunicare ai media. Le vere carte da giocare nella partita a poker di questa sera con Merkel e soci se le tiene ben nascoste. Ammesso che non si limiti ad un bluff.