Dopo lo scandalo degli stipendi d’oro per l’azienda di viale Mazzini sembra non esserci pace. All’ordine del giorno ci sono infatti le nomine Rai e la possibilità – avanzata dal presidente della Commissione di vigilanza Roberto Fico – che i prossimi direttori dei tg possano in qualche modo dare maggiore risalto alle ragioni del “sì” durante la campagna per il referendum costituzionale.

È lo stesso politico del Movimento 5 Stelle a denunciare quella che per ora rimane soltanto un’ipotesi: “In vista di una campagna referendaria cruciale per la democrazia non si proceda a nominare direttori di testata schierati per l’uno o per l’altro campo. Fino a oggi i dati parlano chiaro, il Sì è dilagante. Dobbiamo scongiurare qualsiasi tentativo di blitz autoritario”.

A innescare il sospetto è stata la riunione del Consiglio di Amministrazione della Rai che si terrà la settimana prossima. Secondo Fico potrebbe essere stata collocata all’ordine del giorno la nomina dei nuovi direttori dei telegiornali delle reti pubbliche, nonostante non sia stato ancora presentato un piano editoriale per l’informazione.

Fico chiede allora che l’azienda pubblica procede un passo alla volta all’insegna della trasparenza per fugare qualsiasi subbio: “La Rai dia un vero segnale di rinnovamento: presenti il piano editoriale in Vigilanza e metta in piedi una procedura aperta e trasparente per la scelta dei direttori di testata.”

L’attacco di Fico viene però criticato e ridicolizzato dalla frangia del Pd presente in commissione di vigilanza. Il vicepresidente Francesco Verducci ricorda infatti la politica di par condicio alla base del servizio pubblico offerto dalla Rai: “Ma di quale blitz autoritario vaneggia Fico? Ma di quale dilagante campagna per il Sì farnetica? Si rilegga i dati, e potrà verificare l’equilibrio tra le forze politiche nell’informazione Rai. E soprattutto la smetta di intromettersi nelle nomine, che spetta alla Rai fare in autonomia e non certo a lui”.