In Corea del Nord nulla è lasciato al caso, nemmeno la comunicazione che Kim Jong-un ha affidato alla sorella trentenne. Una donna che non compare mai in pubblico e che regge il Dipartimento Pubblicità e Informazione, meglio noto come Dipartimento Propaganda e Agitazione. Accanto a lei c’è Ri Chun Hee, la 74enne che annuncia in tv i successi e i dolori della Corea del Nord, una sorta di portavoce del dittatore che amplifica, in NordCorea e nel mondo, i progetti di Kim. A fare il ritratto della sorella di Kim è il Corriere.it.

La sorella di Kim è riuscita a stilare comunicati stampa che arrivino direttamente sulla scrivania di Trump, che hanno un’eco mediatica tale da far tremare i potenti del mondo, dagli Usa al Giappone. È proprio lei a selezionare le immagini dei test missilistici nordcoreani che poi faranno il giro delle tv internazionali: l’obiettivo della propaganda è quello di mostrare la potenza della NordCorea che non fa un passo indietro e che non ha paura delle pressioni della comunità internazionale. Un paese che – a tutti i costi – vuole apparire forte e sano.

Sarebbe stata lei a chiedere a Kim di visitare più frequentemente fabbriche, scuole ed asili: il capo della Corea del Nord deve apparire come un “uomo del popolo”. È sempre lei che avrebbe chiesto un’apertura della NordCorea persino ai visitatori stranieri, così da rilanciare il turismo.

E non è finita qui. Teme per l’incolumità del fratello, così da far ridurre le sue uscite pubbliche. E ancora, fa controllare tutti i giornali americani affinché Kim possa rispondere alle accuse degli Usa nel più breve tempo possibile. Infine ha reso più “snello” il sistema di comunicazione nordcoreano.