Chi ha inserito la norma salva Berlusconi nella complessiva riforma fiscale approvata alla vigilia di Natale? E cosa ne sarà della norma?

Matteo Renzi nelle sue dichiarazioni si è preso la responsabilità del provvedimento – anche se non dice chi è stato l’autore materiale delle quattro righe. Per evitare che si possano creare delle ricostruzioni fantasiose, il premier ha deciso che il decreto verrà riproposto a febbraio, dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato.

Resta ancora da capire se il decreto verrà riproposto esattamente uguale, o se almeno l’articolo incriminato – quello che esclude la punibilità se il totale delle imposte evase non supera il 3% dell’imponibile – verrà mantenuto invariato.

Al di là della storia dell’inciucio – secondo Dagospia, prima del Consiglio dei Ministri del 24 Dicembre, si sarebbe tenuta una riunione (poi smentita) tra il Ministro Padoan, l’ex Presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, e l’avvocato di Berlusconi, il penalista Franco Coppi -, la norma è comunque pessima, perché come spiega Vincenzo Visco, ex-ministro del governo Prodi, il decreto introdurrebbe una “depenalizzazione di tutto, cominciando dall’elusione, in contrasto logico col fatto che in sede Ocse e G20 ci battiamo contro le multinazionali che operano in questo modo”.

Il problema grosso per gli investitori stranieri non è rappresentato dalle leggi sul lavoro troppo restrittive, ma piuttosto dagli alti livelli di corruzione. E questa norma non aiuta certo a migliorare le cose. Sembra una delle tante depenalizzazioni fatte passare dai governi Berlusconi.

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