Le vittime accertate dell’incidente occorso al traghetto italiano Norman Atlantic il 28 dicembre scorso salgono a 11. Tra queste tre autotrasportatori italiani e due marinai albanesi morti nelle operazioni di recupero del relitto.

Sul numero dei dispersi è invece giallo. Molte persone nella lista dei passeggeri mancano infatti all’appello. Le navi giunte sul luogo dell’incidente appena dopo lo scoppio dell’incendio sul traghetto sono state diverse e di varie nazionalità. Alcuni passeggeri potrebbero essere stati tratto in salvo e il loro nome non aggiunto alla lista dei superstiti per una mancanza di coordinazione tra i soccorritori. Nella peggiore delle ipotesi, invece, potrebbero esserci diversi altri dispersi.

In tutto a bordo del traghetto c’erano 499 persone. I naufraghi soccorsi sono 310. Le persone di cui non si hanno notizie sono ben 179. Il procuratore della Repubblica di Bari Giuseppe Volpe teme che a bordo della nave ci siano altri cadaveri, come testimoniato anche da alcuni dei primi passeggeri tratti in salvo. L’identificazione delle vittime e dei superstiti è resa ancora più difficile dalla presenza di 3 clandestini a bordo e di 18 passeggeri in overbooking.

Ieri la nave San Giorgio della Marina Militare ha condotto a Brindisi circa 200 naufraghi. In giornata dovrebbero arrivare nel porto di Taranto altri 39 superstiti, a bordo della nave maltese Aby Jeannette.

Intanto il relitto ormai alla deriva del Norman Atlantic, posto sotto sequestro dalla magistratura italiana, è stato finalmente rimorchiato per evitare che le onde lo spingessero verso le coste albanesi. La nave naufragata dovrebbe giungere nel porto di Brindisi nella giornata odierna, condizioni meteo permettendo.

La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta per far luce sulle responsabilità del disastro. Nel registro degli indagati sono stati inscritti l’armatore della nave Carlo Visentini e il comandante Argilio Giacomazzi, già ascoltato dagli inquirenti pugliesi. I capi di accusa sono lesioni colpose, naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

Secondo le prime testimonianze fornite da alcuni camionisti a bordo del traghetto, nel garage della nave c’erano diversi automezzi pesanti ricolmi di olio. Il mare molto agitato avrebbe spinto la parte superiore dei tir contro il soffitto e l’attrito prolungato e violento potrebbe aver generato la scintilla che ha scatenato il devastante rogo sul traghetto. Il Premier Matteo Renzi nelle scorse ore ha assicurato che saranno accertate le responsabilità dell’incidente:

“Sarà la magistratura a fare chiarezza sulle cause dell’incidente. C’è l’orgoglio per il grande lavoro fatto in una situazione difficilissima. In condizioni proibitive si è impedito che l’incendio avanzasse inarrestabile: sarebbe stata un’ecatombe”.

Nel frattempo divampano le polemiche per la gestione dell’emergenza. I media albanesi riportano infatti che i rimorchiatori albanesi erano giunti sul posto prima di quelli italiani ma gli sia stato intimato di rientrare nel porto di Valona perché il traghetto doveva essere rimorchiato dalle navi italiane dei fratelli Barretta. I passeggeri hanno trascorso 36 ore al freddo sul ponte più alto della nave, rischiando l’ipotermia. Una passeggera svizzera ha lamentato degli ingiustificati ritardi:

“Ancora non so dove sia mio marito, ma so che eravamo vicinissimi all’Albania: perché ci hanno fatto aspettare così tanto?”

Interrogativi a cui dovrà rispondere l’inchiesta.

Foto: Marina Militare via Twitter