In caso di errata compilazione del modello F23

Al momento del pagamento delle tasse o delle imposte il contribuente potrebbe sbagliare a compilare il modello F23, magari nell’indicazione del “codice ufficio”, che identifica l’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate. In questo caso bisogna inviare una comunicazione sia all’ufficio locale il cui codice è stato indicato erroneamente sul modello di versamento, sia a quello cui si riferisce correttamente il versamento. Tale mancanza non è oggetto di sanzioni.

In caso di errata indicazione dei valori in successione
Con la Risoluzione n. 8/E del 13 gennaio 2012, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la possibilità di rettificare la denuncia di successione non è vincolata al termine di presentazione della stessa; poiché la dichiarazione di valore dei cespiti che ricadono in successione costituisce un momento dell’iter accertativo, tale modifica può intervenire solo finché tale iter non si sia concluso, con la notifica dell’avviso di rettifica e liquidazione, ovvero con il decorso del termine ultimo, previsto dall’articolo 27, comma 3 del Tus, per la sua notifica (due anni dal pagamento dell’imposta principale). Quindi è possibile correggere il contenuto della dichiarazione di successione anche dopo il termine di un anno dalla data di apertura della successione.

Il 36% per l’acquisto d’immobile ristrutturato
Il beneficio della detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione si applica anche agli interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia che riguardano interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare o da cooperative edilizie, che provvedano alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile, entro 6 mesi dalla data di termine dei lavori.

L’agevolazione si applicazione, però, se gli interventi edilizi riguardano l’intero fabbricato e non solo una parte di esso, anche se rilevante. La detrazione spetta all’acquirente o assegnatario dell’immobile in ragione del 36% del valore degli interventi eseguiti, che si assume pari al 25% del prezzo dell’unità immobiliare risultante nell’atto pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque, entro l’importo massimo di 48mila euro.

Quali sono gli immobili “cielo terra”
Si definiscono immobili “cielo terra” quelli che occupano tutto lo spazio edificabile con un’unica unità immobiliare (ad esempio, un capannone industriale). Invece, i fabbricati che non hanno le caratteristiche “cielo terra” sono gli immobili situati in complessi dove più unità immobiliari sono ubicate sullo stesso lotto di terreno come, ad esempio, condomini, palazzine, eccetera.

Fonte: Agenzia delle Entrate