Non è un mistero che la Chiesa cattolica sia contraria alle unioni tra persone dello stesso sesso. Ciononostante le ultime dichiarazioni di Papa Francesco sono destinate a sollevare un polverone perché entrano in un terreno ancora più minato delle nozze gay: l’ingerenza del Vaticano nell’agenda politica laica italiana. A fare delle nozze gay una questione di laicità è stato paradossalmente lo stesso Papa Francesco. Il pontefice, in un’intervista rilasciata al settimanale francese La Croix, ha usato toni duri contro lo Stato italiano, invitando il Governo a rispettare i sindaci che non vogliono celebrare le nozze gay.

Secondo Papa Francesco uno Stato laico è infatti tenuto a rispettare l’obiezione di coscienza sull’eutanasia, sull’aborto e sulle nozze gay:

Una volta che la legge è stata votata lo Stato deve rispettare le coscienze, perché è un diritto umano, anche per il funzionario del governo. Lo Stato deve anche rispettare le critiche. È questa la vera laicità.

Quello di Papa Francesco, più che un invito al rispetto della laicità dello Stato, suona come un appello ai sindaci cattolici affinché boicottino l’applicazione della legge sulle unioni civili, da poco entrata in vigore. D’altro canto la posizione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi sul tema è nota. Alla vigilia dell’approvazione del ddl il leader del Partito Democratico non si era scomposto per l’opposizione del Vaticano:

L’atteggiamento negativo di parte della Chiesa era largamente atteso. Io sono cattolico, ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo.

La speranza è che anche i sindaci cattolici la pensino allo stesso modo e antepongano la fascia tricolore alla fede. Altrimenti si corre il rischio che i Comuni siano costretti a indire bandi per ufficiali di stato civile non obiettori, analogamente a quanto fatto dal San Camillo di Roma con il concorso per ginecologi laici, volto a garantire alle donne un diritto d’aborto sempre più negato.