Dopo Roma e Bologna, anche a Milano il prefetto ordina l’annullamento degli atti di trascrizione delle nozze gay contratte all’estero. Una decisione che non sorprende la giunta meneghina, già avvertita la scorsa settimana, oggi ufficializzata da un decreto. Il sindaco Giuliano Pisapia, però, sembra essere pronto a opporsi alle richieste.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le iniziative dei singoli sindaci in favore del riconoscimento delle unioni omosessuali, in assenza di una legislazione nazionale che ne sancisca diritti e doveri. Così, oltre ai registri delle coppie di fatto, è nata l’idea di trascrivere quei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all’estero, in modo del tutto simile alle nozze fra coppie eterosessuali. A seguito di una richiesta d’intervento immediato dal Ministro Angelino Alfano, i prefetti si sono mossi in tutta Italia per richiederne immediata cancellazione.

Sono 13 le unioni trascritte nel capoluogo lombardo, il cui futuro burocratico è sempre più incerto. Il prefetto ha infatti ordinato «al sindaco, in qualità di ufficiale di stato civile, di procedere agli adempimenti conseguenti all’annullamento senza ritardo e di darne immediata notizia». Un decreto a cui Palazzo Marino sembra però non aver intenzione di dar seguito. «Tra la circolare del ministro Alfano e i miei convincimenti personali e giuridici, oltre a quelli della maggioranza del consiglio comunale eletta dai cittadini, che si è espressa favorevolmente con una mozione», spiega il sindaco in una nota su Facebook, «non ho dubbi da che parte stare».

La scelta di alcuni sindaci nascerebbe dalla volontà di lanciare un segnale alla politica, una scossa dal basso affinché la questione dei diritti della comunità LGBT non venga ulteriormente procrastinata, allineando lo Stivale alla gran parte degli altri paesi europei. Si tratta ovviamente di un’azione dal potere più simbolico che burocratico, non essendo le nozze gay al momento riconosciute dalla legislazione italiana, capace però di accendere i riflettori su un tema che per milioni di cittadini è quantomai urgente. Dal canto loro, però, i prefetti non possono far altro che constatare l’assenza attuale di un riconoscimento normativo e allinearsi alle richieste ministeriali.

Quali siano i futuri passaggi è difficile stabilirlo a priori, perché si è di fronte a una situazione molto complessa dal punto di vista giuridico. Il prefetto potrebbe ad esempio nominare un commissario affinché le cancellazioni vengano portate a termine, ma il percorso può anche sfociare in una richiesta ufficiale alla magistratura. Il sindaco, per contro, potrebbe optare per un ricorso al Tar o, nella più estrema delle ipotesi, anche appellarsi alla Corte di Strasburgo.

Fonte: Repubblica

Immagine: Guillaume Paumier via Flickr, CC BY 2.0