Scoppia la ribellione dei sindaci contro il ministro dell’interno Angelino Alfano sul tema delle nozze gay. La rivolta segue la circolare diffusa ieri da Alfano ai prefetti, in cui ordina loro di invitare i sindaci a cancellare le trascrizioni all’anagrafe dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Il ministro e vicepresidente del Consiglio ha spiegato: “A ogni evidenza le direttive che sono state date con provvedimenti dei sindaci, che prescrivono agli ufficiali di stato civile di provvedere alla trascrizione dei matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso, non sono conformi alle leggi italiane. In Italia non è possibile che ci si sposi tra persone dello stesso sesso; quindi quei matrimoni non possono essere trascritti nei registri dello stato civile italiano, per il semplice motivo che non è consentito dalla legge“.

Lo scontro è acceso. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola: “Se vogliono annullare gli atti, lo facciano. Io non ritiro la mia firma. Io non obbedisco“. Emilio Bonfazi, Grosseto (comune dove una sentenza ha imposto la trascrizione): “Conta più una sentenza del tribunale che una circolare del ministro“. Furio Honsell, Udine: “Una questione come questa non va risolta con circolari burocratiche, ma deve essere portata in Parlamento o davanti alla Corte costituzionale“. A Napoli, dove il sindaco Luigi De Magistris è attualmente sospeso, fanno sapere che ricorreranno nelle sedi giudiziarie.

Pesanti critiche arrivano anche dai parlamentari di Partito democratico e Forza Italia. Alfano ha replicato: “Io ho inteso solo far rispettare la legge. La legge italiana non prevede che due persone dello stesso sesso possano sposarsi. Men che meno è possibile che due persone dello stesso sesso che si sposano all’estero trascrivano poi, nei registri dello Stato civile italiano, il loro matrimonio“.

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