Ci sono voluti quattro giorni di negoziati; alle 3 di notte di domenica 24 novembre, l’annuncio di un accordo. Le trattative tra l’Iran e il cosiddetto 5+1 (cioè Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) hanno trovato per ora un compromesso sul programma nucleare del paese islamista mediorientale.

In base ai termini dell’accordo, siglato a Ginevra, l’Iran s’impegna ad interrompere l’arricchimento dell’uranio sopra il 5%, a non aggiungere altre centrifughe e a neutralizzare le sue riserve di uranio arricchito a circa il 20%. In cambio, le maggiori potenze mondiali s’impegnano ad interrompere per sei mesi le sanzioni. Inoltre l’Iran otterrà accesso all’equivalente di 4,2 miliardi di dollari in valuta straniera.

In seguito si potrebbero intavolare altri negoziati per giungere ad un accordo finale, nel momento in cui ci sarà la sicurezza che l’Iran non costruirà armi nucleari. Solo allora verrebbero cancellate le sanzioni più pesanti, cioè quelle sulle esportazioni di petrolio.

Ma non è tutto rose e fiori. I nervi restano tesi. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha dichiarato dopo l’accordo: “Se Teheran non manterrà i suoi impegni entro i prossimi sei mesi, gli Stati Uniti riprenderanno il programma di sanzioni dure e torneranno a fare nuove pressioni“.

Più diplomatico il presidente dell’Iran, Hassan Rohani (foto by InfoPhoto). In un tweet ha infatti annunciato: “Il voto del popolo iraniano per la moderazione e l’impegno costruttivo e gli instancabili sforzi da parte dei team negoziali apriranno nuovi orizzonti“.

Decisamente contrario invece è il governo d’Israele. Il premier Benyamin Netanyahu ha dichiarato: “Questo accordo è un errore tragico. Il mondo è oggi più pericoloso“.