Gli Usa sembrano pronti a recedere dall’accordo stipulato dall’amministrazione Obama in merito al nucleare in Iran.

Di recente Donald Trump, impegnato in un incontro con i suoi capi militari, ha infatti esclamato pubblicamente che l’Iran avrebbe contravvenuto allo spirito dell’accordo, in quanto si tratterebbe di “un regime che appoggia il terrorismo ed esporta violenza, spargimenti di sangue e caos nel Medio Oriente”.

Secondo il Washington Post il primo passo in questa direzione verrà preso prima della scadenza dell’accordo fissata per il 15 ottobre: seguendo la procedura, il Presidente si presenterà al Congresso per “decertificare” l’accordo, in modo da far sì che i parlamentari possano ratificare la disdetta.

È infatti molto probabile che, se dovessero essere fornite prove adeguate nella valutazione del rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, la maggioranza repubblicana possa appoggiare la decisione di Trump. Non si tratterebbe però della chiusura totale di una porta, in quanto l’amministrazione parrebbe volersi lasciare aperto uno spiraglio per la rinegoziazione, senza andare a ripristinare le sanzioni adottate in precedenza.

Restano però da capire le possibili reazioni sullo scacchiere internazionale da parte degli altri Paesi che hanno firmato l’accordo, tra cui Cina, Russa, Germania, Francia e Inghilterra.

La decisione infatti non potrà essere unilaterale e anche gli altri Stati dovranno avere voce in capitolo, nonostante Trump intenda cancellare quello che ai tempi della campagna elettorale, fortemente critica nei confronti di Barack Obama, definì come un accordo “pessimo, uno dei peggiori della storia, contrario, agli interessi degli Stati Uniti“.

Dello stesso parere del tycoon anche Israele e Arabia Saudita, ma sono i suoi consiglieri – tra cui il segretario di Stato e il segretario alla Difesa – ha ritenere che in tempo di tensioni con la Corea del Nord non sia il caso di “aprire un altro fronte” anche con l’Iran.