È una grave tragedia ecologica quella che sta avvenendo in queste ore in Nuova Zelanda: sulla spiaggia di Farewell Spit, collocata nell’area settentrionale di South Island, sono infatti spiaggiate 416 balene pilota, altrimenti note come Gobicephala (cetacei appartenenti alla famiglia dei delfini).

L’incidente è uno dei più gravi da molti decenni, e oltre 300 animali sono già morti, mentre i volontari stanno lavorando alacremente per salvare i restanti 100 esemplari. Le balene pilota sopravvissute sono state coperte con dei teli e vengono tenute bagnate con frequenti secchiate d’acqua.

Balene spiaggiate: i precedenti in Nuova Zelanda

Non si tratta affatto di un episodio, tanto che gli esperti ritengono che sia la conformazione della regione a confondere i cetacei provocandone la morte. Nel 1918 l’incidente più grave mai registrato, quando ad arenarsi furono oltre 1000 balene pilota, sulla costa di Chatham Island.

In mattinata i volontari avevano provato a ributtare in mare le cento balene sopravvissute con la complicità dell’alta marea, ma nel corso del pomeriggio circa il 90% era ritornato indietro a causa del reflusso: al momento si attende che l’alta marea ritorni per un nuovo tentativo. Secondo alcuni esperti etologi il comportamento delle balene andrebbe spiegato facendo riferimento alla loro natura sociale, che induce gli animali a non separarsi dal gruppo.

Andrew Lamason del Department of Conservation dell’area di Takaka ha riferito che le balene pilota tendono a ignorare le indicazioni degli uomini e i loro tentativi di indirizzarne i movimenti: per far sì che gli animali possano tornare in acqua sarebbe necessaria la presenza di due forti leader che si tuffino nell’oceano, eventualità che in queste ore sembra essere remota.