“Le forze parlamentari si stanno prendendo le loro ore di riflessione e domani attendo una risposta conclusiva”. Evidentemente le porte chiuse in faccia oggi dai rappresentanti del M5S non gli sono bastate. L’appellativo di “padre puttaniere” affibbiatogli da Beppe Grillo non è stato abbastanza chiaro. Pier Luigi Bersani (foto by InfoPhoto) insiste, un giorno prima di tornare da Napolitano con le pive nel sacco. L’aspirante presidente del Consiglio è irremovibile: “Chi dice no lo dice non a Bersani, che non si rompe la testa; lo dice all’Italia”.

Agli insulti di Grillo risponde: “Si può insultare se si sta fuori dal Palazzo, quando si sta dentro si deve decidere che cosa si vuole fare per il Paese. Auguri ai salvatori della patria”.

E Vito Crimi rigira il coltello nella piaga: “Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia. E’ meglio che il nome estraneo ai partiti non lo faccia il Pd perché rischia di bruciarlo. Non voteremo mai un governo targato Pd anche se guidato da una persona terza”.

Ma Bersani non sembra essere convinto.