Sono passati 30 giorni dal termine delle elezioni e non abbiamo ancora lo straccio di un governo. Né sembra che ne avremo uno a breve, perlomeno non un governo ordinario. A meno che Giorgio Napolitano non s’inventi qualcosa. Com’era ampiamente prevedibile, Pier Luigi Bersani si è recato nel tardo pomeriggio di oggi al Quirinale per rinunciare all’incarico esplorativo ricevuto dal presidente della Repubblica meno di una settimana fa.

“L’esito delle consultazioni non è stato risolutivo. Il presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili del quadro politico istituzionale”.

Con queste formalissime parole il segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, ha detto che ora Napolitano prenderà personalmente in mano la situazione. Per fare cosa, lo sa solo lui, e forse nemmeno lui. La presidenza ha comunicato successivamente che il capo dello Stato terrà delle consultazioni domani alle 11. Riceverà Pd, M5s, Monti e Pdl.

Bersani ha gettato la spugna con molto rancore, come se la colpa fosse solo degli altri. E’ uscito dallo studio del presidente, si è avvicinato al microfono, occhi bassi, sguardo furente e rassegnato, e ha detto: “Ho illustrato gli elementi di comprensione raccolti da diversi gruppi parlamentari. Ho descritto anche le difficoltà derivate da preclusioni o condizioni che non ho ritenuto accettabili”.

Colpito e affondato. Ma non c’è da stare allegri. Soprattutto perché, pochi minuti dopo queste parole, la direzione del Pd ha ritenuto di dover precisare che Bersani non ha mai detto espressamente di aver rinunciato all’incarico. E’ vero. Per questo era così allegro. E a Palazzo Chigi c’è lui invece di Monti. Ah, no, è solo un sogno. Il suo.

Qui sotto il video della dichiarazione di Bersani.

E qui la comunicazione del segretario Marra.