Li hanno accolti a braccia aperte. Ma è bastato meno di un giorno per far esplodere dubbi e malumori all’interno dei partiti sui 10 saggi scelti da Giorgio Napolitano (foto by Infophoto) per portare avanti le riforme e uscire dall’impasse politica creatasi dopo il voto di fine febbraio. Una decisione presa al termine di due infruttuosi giri di consultazioni, con sul tavolo addirittura l’ipotesi di dimissioni del capo dello Stato, ormai giunto al termine del suo mandato, per accelerare l’elezione del suo successore.

Dimissioni che non sono arrivate, anzi. “Farò il mio dovere sino all’ultimo” ha assicurato il presidente della Repubblica, presentando le due squadre di tecnici cui spetterà il compito di sciogliere i nodi dell’intricato scenario italiano, prorogando di fatto il governo Monti. “Saggi” che hanno ricevuto un generale apprezzamento da tutte le forze politiche. Uniche perplessità espressa nei primi momenti, quella dell’assenza di donne all’interno del gruppo scelto da Napolitano.

Le parole più dure, guarda caso, arrivano dal blog di Beppe Grillo. L’Italia, scrive il leader del MoVimento dopo l’iniziale sostegno ai saggi del presidente, non ha bisogno di “badanti della democrazia” e “fantomatici negoziatori” mentre il capogruppo alla Camera Vito Crimi sostiene che avrebbe difficoltà a sedersi con loro. Il Pdl detta i tempi, chiedendo risposte “in 7-10 giorni al massimo”, per formare poi un esecutivo politico. Perplessità sull’effettiva efficacia della task force presidenziale anche tra le fila Pd che comunque, assicura, continua a sostenere i tecnici del Presidente. Domani primo incontro dei saggi al Quirinale, in settimana sono già in programma incontri con le commissioni e con l’attuale governo.