Chi riceverà da Mario Monti, durante la cerimonia del passaggio di consegne (foto by InfoPhoto: lo scambio del 2011 con Silvio Berlusconi), il campanellino che apre le riunioni del Consiglio dei ministri? Girano nomi all’impazzata, relativamente a chi il presidente Napolitano sceglierà per formare il nuovo Governo. Qualcuno indica Giuliano Amato, altri Matteo Renzi. Altri ancora addirittura ipotizzano il presidente del Senato, Pietro Grasso, oppure perfino il ministro uscente dell’Interno, Anna Maria Cancellieri.

Ma c’è un aspetto dell’intera questione che forse gli applausi di ieri al discorso del Capo dello Stato hanno momentaneamente messo in secondo piano. Nessun governo è possibile senza il Pd: ma chi rappresenta oggi questo partito? Chi ha veramente titolo a parlare per conto di quello che attualmente appare solo come una somma di correnti in guerra tra loro? Oggi alle 16 si riunirà la direzione nazionale del partito. Ma riuscirà ad esprimere subito un nuovo gruppo dirigente? Ancora più importante, i due capigruppo parlamentari che alle 18.30 incontreranno il Presidente della Repubblica durante le consultazioni, su quanti deputati e senatori potranno contare per appoggiare la loro proposta? O forse vogliamo veramente credere che tutti i veti sul “governo delle larghe intese” siano spariti d’incanto? Insieme a Pdl, Lega e Scelta civica, mezzo Pd è il minimo indispensabile a portare avanti un programma d’emergenza come quello su cui Napolitano ieri ha insistito in modo così acceso.

Non si puo contare seriamente sul Movimento 5 stelle: ancora oggi Beppe Grillo, in un’intervista al giornale tedesco Bild, ha detto che la rielezione di Napolitano “Equivale ad un subdolo colpo di Stato” e sul proprio blog ha aggiunto: “La Repubblica, quella che si dice democratica e fondata sul lavoro, è morta”. E il movimento ha deciso di espellere dal proprio gruppo al Senato Marino Mastrangeli, reo di avere partecipato ad una trasmissione televisiva.

Ma il Pd che si è visto negli ultimi giorni è così unito da raccogliere almeno metà di esso intorno all’unico progetto che può salvare il Paese? Ed è disposto a rinunciare a cuor leggero all’altra metà?