L’ultimo duello fra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e l’ex Premier Mario Monti ha visto ieri la nuova puntata. Il primo, senza mezzi termini, ha ribadito al secondo: “Mi spiace, non puoi presiedere il Senato”, frenando l’elezione di Monti a numero uno di Palazzo Madama: “Le sue dimissioni dal governo sarebbero un colpo per il Paese”. Il premier pronto a nominare un vice.

Un Monti che non condivide l’idea di Napolitano ma che obbedisce, da buon cittadino di fronte alla massima carica del paese: “Presidente, avrei accettato la presidenza del Senato offertami da Bersani solo nell’ottica di favorire un accordo politico più largo su Palazzo Chigi – le parole di Monti al termine dell’incontro di ieri – avrei insomma aderito alla proposta del Partito democratico unicamente a condizione che potesse essere utile a sbloccare il quadro, non certo per una mia questione personale. Ma se lei dice che questa scelta sarebbe inopportuna, politicamente e soprattutto giuridicamente, e se su questo punto è irremovibile, va bene: obbedisco, anche se non condivido”.

Il quadro disegnato da Bersani voleva, a Montecitorio, un Monti chiamato Madama dal Pd. Un’idea che Napolitano ha bloccato additando dubbi giuridici: “Il primo nodo – l’obiezione di Napolitano – nasceva dal fatto che Monti è, sì, in carica, ma per il semplice disbrigo degli affari correnti”. Dovrebbe lasciare l’Esecutivo non essendo mai stato nominato e, in base all’articolo 8 della legge 400, dovrà essere il ministro più anziano, che sarebbe poi l’attuale responsabile per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, a reggere Palazzo Chigi. E magari traghettarci fino alle urne. In ogni caso, oggi tornano a riunirsi Camera e Senato. Anche se la fumata bianca pare molto, molto lontana…