Silvio Berlusconi (foto by InfoPhoto) e tutto il centrodestra tornano in piazza, a Roma, e si dicono pronti a tornare al voto. Col Pd al Quirinale, secondo l’ex Premier, sarebbe un colpo di Stato. Ma Berlusconi ne ha per tutti, Grillo compreso.

Da Roma, riecheggiano le parole dell’ex Premier: “Siete già pronti per la campagna elettorale! – dice – non avevo mai visto tanti impresentabili tutti insieme”, ha aggiunto ironizzando sulla polemica tra Lucia Annunziata e il segretario del Pdl Angelino Alfano di domenica scorsa.

Poi su Bersani: “Siamo maggioranza del Paese. A Bersani è stato dato un incarico precario. È passato più di un mese, dite a Bersani che non ha vinto le elezioni – precisa - non ha mai pronunciato la parola sviluppo, il suo unico problema è togliere di mezzo il signor Berlusconi. Scherzano con il fuoco e non capiscono che persino per un grande Paese come il nostro possono esserci scenari drammatici come Cipro. Appena un minuto dopo le elezioni hanno messo da parte i problemi reali del paese e messo sul tavolo il conflitto d’interesse, il falso in bilancio, e perfino, roba da matti, la questione lunare della mia presunta ineleggibilità per mettere fuori gioco il leader di milioni di italiani. Monti? E’ sempre stato supino alla Germania, ora anche all’India. I Marò? Un governo non dovrebbe mai lasciare soli i propri uomini”. Poi il lancio e l’invettiva contro il Movimento Cinque Stelle: “Avete visto ieri Grillo? È andato da Napolitano travestito da dittatore dello stato libero di banana… Se anche il Quirinale dovesse andare alla sinistra sarebbe un golpe contro il Paese. Per il futuro è semplice: o si fa un governo forte che coinvolga tutte le forze politiche responsabili nell’interesse del Paese, oppure si va al voto. Non ci sono alternative”.

Si era parlato di un Romano Prodi presidente della Repubblica: “E’ tutto meno che superpartes – attacca il Cavaliere – Il capo dello Stato dovrebbe essere deciso da cinquanta milioni di italiani, al termine di una campagna elettorale aperta, libera, trasparente. Quindi si dovrebbe passare all’elezione popolare diretta del capo dello Stato, e in attesa di questa riforma non è pensabile che con un colpo di mano questi signori pensano di imporci uno dei più estremisti di loro per sette anni. Il capo dello Stato deve essere un moderato di centrodestra”.