Anche se tra gli otto punti di Berlusconi e gli otto di Bersani c’è una certa compatibilità, il segretario del PD non vuole sentire parlare di governissimo di larghe intese con il Pdl nonostante un’ampia fronda del partito favorevole all’apertura di un dialogo.

In una lettera aperta inviata a “La Repubblica”, Bersani (foto by InfoPhoto) ribadisce la sua idea di voler provare a formare un governo ma “non intende certo essere di intralcio. Se esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non contraddicano l’esigenza di cambiamento e che prescindano dalla mia persona non ho nessuna difficoltà a sostenerle!”.

La cosa fondamentale è non fare “un governo che viva di equilibrismi o di un cabotaggio giocato solo nel circuito politico-mediatico” altimenti arriveranno “giorni peggiori”. Dopo le critiche di Renzi, si fa sempre più in salita la strada di Bersani.

Questo il testo integrale della lettera:

‘Caro direttore, nell’articolo domenicale di Eugenio Scalfari, insieme con tante considerazioni che mi trovano d’accordo, c’è un passaggio che mi offre l’occasione di una precisazione. Scalfari scrive: “Non condivido la tenacia con cui Bersani ripropone la sua candidatura”. L’osservazione è inserita, al solito, in un contesto amichevole e rispettoso di cui ringrazio Scalfari. Devo registrare tuttavia che una valutazione simile si fa sentire anche in contesti ben meno amichevoli. Nelle critiche aggressive e talvolta oltraggiose di questi giorni, nelle inesauribili e stupefacenti dietrologie, e perfino nelle analisi psicologiche di chi si è avventurosamente inoltrato nei miei stati d’animo, non è mai mancata la denuncia verso una sorta di puntiglio bersaniano. Ecco dunque l’occasione per precisare.

La proposta che ho avanzato assieme al mio partito (governo di cambiamento, convenzione per le riforme) non è proprietà di Bersani. Ripeto quello che ho sempre detto: io ci sono, se sono utile. Non intendo certo essere di intralcio. Esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non contraddicano l’esigenza di cambiamento e che prescindano dalla mia persona? Nessuna difficoltà a sostenerle! Me lo si lasci dire: per chi crede nella dignità della politica e conserva un minimo di autostima, queste sono ovvietà! È forse meno ovvio ribadire una mia convinzione profonda, cui farei fatica a rinunciare.

Il nostro Paese è davvero nei guai. Si moltiplicano le condizioni di disagio estremo e si aggrava una radicale caduta di fiducia. Ci vuole un governo, certamente. Ma un governo che possa agire univocamente, che possa rischiare qualcosa, che possa farsi percepire nella dimensione reale, nella vita comune dei cittadini. Non un governo che viva di equilibrismi, di precarie composizioni di forze contrastanti, di un cabotaggio giocato solo nel circuito politico-mediatico. In questo caso, predisporremmo solo il calendario di giorni peggiori’.