Matteo Renzi si appresta a diventare il nuovo presidente del Consiglio. Ma come per Enrico Letta, la strada per il giovane e ormai ex sindaco di Firenze si annuncia in salita. Il Partito democratico, non avendo vinto le elezioni, non detiene la maggioranza in Parlamento e l’accordo con altri partiti diventa indispensabile. Alle 10:30 di lunedì 17 febbraio Renzi zi (foto by InfoPhoto) salirà al Colle per ricevere dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’incarico a formare il nuovo governo. Una volta ricevuto l’incarico dovrebbe tornare nel pomeriggio a Firenze per partecipare al consiglio comunale.

Fonti interne al Pd indicano come martedì il giorno chiave per le consultazioni mentre il giuramento e la consueta cerimonia del Campanello a Palazzo Chigi potrebbe avvenire due giorni più tardi. Venerdì potrebbe chiedere la fiducia al Senato e sabato alla Camera. Ma lo scoglio più grande resta la composizione dell’esecutivo. Angelino Alfano, dopo le consultazioni al Quirinale, ha annunciato che non firmerà una cambiale in bianco al Pd. L’incontro con il vice-premier e leader di NCD potrebbe avvenire tra lunedì e martedì dopo che Renzi avrà ricevuto l‘incarico. Alfano pare soffrire le “due maggioranze” (una con Ncd per il governo, l’altra con Forza Italia per le riforme) che Renzi potrebbe confermare e chiede garanzie sulla legge elettorale, da far approvare dopo la riforma del Senato temendo un accordo tra leader del Pd e Cavaliere.

La futura squadra di governo è ancora da definire: Renzi non sarebbe riuscito a convincere personalità necessaria a quella svolta innovativa (‘rivoluzione radicale’) su cui si basa il programma del sindaco di Firenze: su tutti il no di Alessandro Baricco e dell’ad di Luxottica, Andrea Guerra (dato per certo allo Sviluppo economico) che hanno lasciato l’amaro in bocca a Renzi. “Ci servirà qualche giorno” ha ammesso Maria Elena Boschi, fedelissima del segretario Pd, che ipotizza tempi pià lunghi rispetto alle consultazioni-lampo. Alfano andrà a proporre una serie di paletti: oltre alla sua riconferma all’Interno, vorrebbe lasciare Maurizio Lupi ai Trasporti e Beatrice Lorenzin alla Salute. Renzi vorrebbe ridare entusiasmo al popolo Dem dopo lo choc della sfiducia a Enrico Letta e avrebbe proposto Romano Prodi al Tesoro ma l’ex premier non sarebbe intenzionato a fare il suo ritorno in politica.

C’è anche chi, tra i ministri, ha già gettato la spugna: Gaetano Quagliariello, alle Riforme, si è dichiarato indisponibile a proseguire l’esperienza di governo e al suo posto potrebbe salire proprio la Boschi. Il totoministri vede favorito Fabrizio Barca verso il ministero dell’Economia dove restano in corsa anche il presidente dell’Istat, Pier Carlo Padoan, e Giampaolo Galli. Il delicato ministero del Lavoro dovrebbe essere affidato a Tito Boeri con Graziano Delrio sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Dario Franceschini potrebbe andare ai Beni culturali mentre il ministero all’Istruzione è vicino a una donna di Scelta civica, Stefania Giannini. Se Renzi non dovesse riuscire a fare nascere il governo sarà probabilmente necessario tornare alle urne.

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