L’accordo tra Pd, Pdl e Scelta civica su Franco Marini non ha funzionato. Il primo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica non ha dato alcun vincitore. Nessun candidato è riuscito a reggiungere la maggioranza di due terzi che la Costituzione prescrive per le prime tre votazioni. Lo spoglio è terminato. Questi sono i risultati: Marini 521, Rodotà 240, Chiamparino 41, Prodi 14, Bonino 13, D’Alema 12, Napolitano 10, Cancellieri 2, Monti 2. Schede bianche 104, nulle 15. La maggioranza richiesta era di 672 voti.

L’inizio della seconda votazione è programmato per le 15.30. Se anche in quel caso ci sarà una “fumata nera”, il Parlamento (foto by InfoPhoto) si riunirà nuovamente domani alle 10, e così via, per due votazioni al giorno fino a quando non si troverà un Presidente.

Chi sono stati i “traditori”? I franchi tiratori si sono confermati, come sempre, dei cecchini implacabili. I vendoliani si sono accodati ai grillini su Rodotà, ma i voti presi da quest’ultimo superano il totale degli schieramenti di Sel e Movimento 5 stelle. Quindi la componente più a sinistra di Pd e alleati (teorici) ha parlato chiaramente: vuole l’abbraccio con Grillo; soprattutto non vuole nemmeno sentir parlare di accordi col centrodestra. I più nascosti hanno preferito ingrossare l’esercito delle schede bianche. E anche i parlamentari fedeli a Matteo Renzi hanno confermato che l’accordo delle segreterie non li soddisfa; lo hanno mostrato votando compatti per l’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.

L’unica certezza è che nel centrosinistra è in corso una vera e propria guerra civile. E ora le prime notizie indicano che nella seconda votazione sia Pd che Pdl si orienteranno verso l’astensione. Devono guadagnare tempo per riprogettare un accordo, se lo vogliono ancora o se mai sia possibile che funzioni.