E così sembra che Pd e Pdl abbiano effettivamente trovato un accordo sul personaggio condiviso da votare come Presidente della Repubblica. Dopo la riunione dei gruppi parlamentari, tenutasi ad inizio serata, appare esserci dalle dichiarazioni dei protagonisti una convergenza su Franco Marini, Pd, ex presidente del Senato ed ex sindacalista della Cisl. Pier Luigi Bersani ha dichiarato durante l’assemblea: “La candidatura di Franco Marini è quella che è più in grado di realizzare le maggiori convergenze. E’ una persona limpida e generosa, uno dei costruttori del centrosinistra legato al lavoro ed al sociale. Siamo in un mare mosso, insieme alla larga coesione servirà esperienza politica, capacità ed esperienza. Marini (foto by InfoPhoto) sarà in grado di assicurare convergenza delle forze di centrodestra e centrosinistra, ha un profilo per essere percepito con un tratto sociale e popolare. E’ una personalità di esperienza con carattere di reggere le onde e con radici nel mondo del lavoro”.

I Tweet del Pdl attribuiscono a Silvio Berlusconi parole che lasciano pochi dubbi: “Marini è una persona che viene dal popolo e come Presidente del Senato si è bene comportato. Saprà essere sopra le parti e lavorare bene per l’Italia”.

Marini sembra non dispiacere nemmeno a Scelta civica. Ma non tutti a sinistra sono d’accordo. Matteo Renzi aveva già espresso la propria contrarietà verso Marini, e lo ha ripetuto chiaro e tondo anche oggi al quotidiano La Stampa: “I nostri parlamentari non lo voteranno. Noi non siamo franchi tiratori, ma ci opponiamo a questa scelta alla luce del sole”.

Anche Nichi Vendola, che teme di restare tagliato fuori da tutti i giochi,  s’impunta e va verso Grillo: “Se le intese, gli accordi e i dialoghi costituiscono la prova d’orchestra di un governissimo allora esprimiamo la nostra radicale contrarietà. Dobbiamo cogliere il terreno avanzato che ci offre Il Movimento 5 Stelle, facendo la tara alle polemiche”.

E questi sono solo quelli che hanno almeno avuto il coraggio di esprimere apertamente il proprio disaccordo. Poi ci sono i franchi tiratori. Gente che negli anni, al riparo del voto segreto, ha impallinato presidenti, governi e leggi in quantità spropositate. Che l’accordo tra i dirigenti maggiori riesca realmente a superare le rispettive resistenze interne lo sapremo esclusivamente dopo l’ultimo spoglio.