Finalmente le teorie, le voci, le smentite e le chiacchiere varie sono finite. Oggi si fa sul serio. Alle 10 il Parlamento riunito in seduta comune a Palazzo Montecitorio comincia le operazioni di elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Il calendario è il seguente: ogni giorno ci saranno due scrutini, approssimativamente alle 10 e alle 15, con uno scarto possibile di circa mezz’ora. L’intervallo di tempo è appena sufficiente a concludere una sessione di voto, spoglio compreso.

Riepiloghiamo le regole, prescritte direttamente dalla nostra Costituzione. Sono chiamati a scegliere il successore di Giorgio Napolitano, il cui mandato scadrà formalmente il 14 maggio, salvo dimissioni, 1.007 grandi elettori: nel dettaglio, si tratta di 630 deputati, 319 senatori (315 eletti e 4 a vita) e 58 rappresentanti delle regioni. Il voto è segreto. Ogni elettore viene chiamato durante l’appello (questa operazione viene definita in gergo “chiama”) e deve recarsi di fronte al presidente del Parlamento, cioè quello della Camera, Laura Boldrini, ed inserire un biglietto in una urna ivi collocata, oppure passare oltre se decide di non votare (foto by InfoPhoto).

Nelle prime tre votazioni è eletto chi ottiene una maggioranza di due terzi, quindi 672 voti. Dal quarto scrutinio in poi è invece sufficiente la maggioranza semplice, 504 voti.

Le ultime notizie di mercoledì sera, dopo la riunione dei gruppi parlamentari, davano Franco Marini come candidato proposto da Pd, Pdl e Scelta civica. Ma ci sono forti resistenze, soprattutto a sinistra, su tutti Renzi e Vendola. In particolare il sindaco di Firenze, che ha dichiarato ieri: “Votare Franco Marini significa fare un dispetto al paese: si sceglie una persona più per le esigenze degli addetti ai lavori che non per l’Italia”. La Lega Nord sembra appoggiare Marini. Il Movimento 5 stelle ha dichiarato di votare per Stefano Rodotà.