Un tentativo di fermare i truffatori che ricevono servizi sociali a cui non hanno diritto. E’ la nuova versione dell’Isee (Indicatore situazione economica equivalente) , altrimenti detto “riccometro“. E’ lo strumento che i contribuenti usano quando vogliono chiedere agevolazioni per i servizi pubblici di vario tipo (ad esempio asili nido, iscrizioni universitarie, mense scolastiche). In questo documento vanno elencate le fonti di entrata del nucleo familiare. Gli enti che li ricevono si basano su questi dati per stabilire chi ha diritto a ricevere un determinato servizio oppure quanto si deve pagare: il principio è che chi possiede meno, paga meno.

In teoria. Ma i modelli attuali hanno consentito negli anni imbrogli di ogni genere (l’80% di chi ha compilato il modello dichiara di non avere un conto corrente; al sud la percentuale sale al 96%). La nuova versione dell’Isee è stata varata dal governo Monti; necessitava dell’approvazione da parte delle Regioni, arrivata solo ora. Per entrare in vigore manca ancora il parere delle commissioni parlamentari, atteso in breve tempo (foto by InfoPhoto: il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni).

La novità principale è che ora si devono elencare nella dichiarazione Isee tutte le entrate: non solo il reddito dichiarato ai fini Irpef, i liquidi e i risparmi, ma anche gli assegni familiari, le borse di studio e le pensioni d’invalidità. Cambiano inoltre i parametri delle detrazioni per i figli: saranno maggiori solo dal terzo figlio in poi. Deducibile una somma fino a 7mila euro all’anno per la casa, sia per chi vive in affitto che in proprietà.

Molte critiche ha sollevato proprio il metodo di valutazione della casa di proprietà. L’introduzione dell’Imu e il conseguente aumento del valore fiscale della casa provocano un reddito maggiore per circa tre quarti degli italiani.