Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi (foto by InfoPhoto), tenta la scalata alla segreteria del Partito Democratico. Ma gli oppositori iniziano a fare la voce grossa. Lui si difende dietro un “Basta col tiro al piccione”, ma la guerra sembra essere appena cominciata.

Renzi non usa mezzi termini: “In privato tutti mi dicono: Matteo, stai buono, ti facciamo fare il candidato premier. Stai buono, che poi tocca a te. Insomma: un bambino bizzoso cui si promette la caramella se non piange. Signori, conosco il giochino: i capicorrente romani prediligono lo sport del tiro al piccione. E io sinceramente non ho molta voglia di fare il piccione“. Il primo cittadino di Firenze, poi, prosegue: “Ho l’impressione che non mi conoscano un granché. Io faccio una battaglia se voglio affermare un’idea, non se devo ambire ad una poltrona. La poltrona al massimo è strumentale alla realizzazione dell’idea, non è il contrario. Quello che faremo, sia che ci candidiamo sia che non ci candidiamo, lo faremo come sempre senza chiedere il permesso ai capicorrente. E senza perdere la freschezza e la serenità di chi crede che la parola leggerezza in politica sia un valore”.

Il sindaco di Firenze va avanti: “Io appartengo al partito di quelli che non si accontentano mai. Ma posso sommessamente invitare chi dice che stiamo pensando alla politica nazionale e siamo lontani dalla città (seguendo le tesi di quel noto filosofo del pensiero contemporaneo che risponde al nome di Renato Brunetta) a guardare quello che stiamo facendo?”.

Le reazioni non si sono fatte attendere: da Rosy Bindi a Pierluigi Bersani, per passare a Beppe Fioroni e Danilo Leva. Tutti ironici nei confronti del sindaco di Firenze, mentre l’invettiva diretta arriva da Massimo D’Alema: “Renzi ha sempre detto che vuole essere il leader del centro sinistra. Aspetti dunque le primarie per eleggere il candidato del centrosinistra e ci consenta di eleggere il segretario del Pd. Altrimenti rischiamo di eleggere un cattivo segretario”.