È una decisione storica quella presa da Barack Obama, il quale durante una conferenza stampa insieme al Presidente vietnamita Tran Dai Quang ha annunciato di voler rimuovere l’embargo sulla vendita delle armi che da quasi 50 anni era caduto sul Paese.

L’inquilino della Casa Bianca, che è impegnato in un viaggio in Asia di circa una settimana, ha affermato che si tratta di un passo in una più ampia operazione di cooperazione con il Vietnam, e ha seccamente smentito le voci che vorrebbero un’alleanza contro la crescente influenza della Cina in tutta la regione.

Il tour asiatico di Obama sembra aver come scopo quello di chiudere definitivamente con due ferite aperte nella storia americana, ovvero la guerra del Vietnam e lo sgancio della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki (per quanto sia già stato annunciato che in Giappone, la prossima tappa, Obama non chiederà scusa per la devastante azione militare intrapresa quasi 70 anni fa).

I commentatori più smaliziati vedono invece nelle visite di cortesia del Presidente USA un tentativo di far sentire il proprio peso nella zona, tentando di contenere la sempre maggiore importanza di Pechino e il suo atteggiamento aggressivo.

Parallelamente anche John Kerry, segretario di Stato USA, si trova attualmente in Birmania per assicurarsi che il processo democratico appena re-instaurato stia procedendo al meglio. Obama ha però dichiarato che la revoca dell’embargo è subordinata a dei gesti di buona volontà nel campo del rispetto dei diritti umani.

Il governo vietnamita ha risposto liberando qualche giorno fa un prete cattolico imprigionato perché dissidente, ma non ha ceduto in merito alle elezioni che si svolgono in questi giorni confermando l’eliminazione di alcune liste indipendenti invise all’autorità.

Per il Vietnam la fine dell’embargo significa anche potersi sganciare dalla Russia per quanto riguarda la fornitura militare, sopratutto marittima: è infatti determinante per il Paese asiatico poter assicurarsi una presenza nel Mar Cinese Meridionale e poter reclamare la sovranità sulle isole Paracelso e Spratly, contese proprio alla Cina.