Nel suo primo discorso dopo la rielezione, Barack Obama ha subito accennato alla necessità di trovare punti d’intesa con gli avversari repubblicani. Sono i numeri ad averlo costretto: infatti gli americani, nonostante abbiano scelto di riconfermare lui alla presidenza, hanno anche deciso di lasciare le cose come stanno al Congresso: maggioranza democratica al Senato e repubblicana alla Camera. E anche la misura della sua vittoria personale non può dargli una fiducia eccessiva, nonostante i discorsi trionfalistici. Infatti Obama è il primo presidente dopo Franklin Delano Roosevelt ad essere stato rieletto con un distacco minore rispetto a quello della prima campagna.

Dal punto di vista della politica estera, quindi ciò che maggiormente riguarda noi europei e italiani, Obama dovrà prendere decisioni molto difficili, addirittura critiche per la stabilità mondiale. C’è da risolvere innanzitutto il dramma del massacro in Siria, faccenda sulla quale il presidente americano ha finora rifiutato di lasciarsi coinvolgere direttamente, ma è poco probabile che possa continuare a lungo.

Ma il problema più grave di tutti è la questione dell’Iran e del suo programma nucleare. Le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio del regime islamico di Teheran lavorano a tutta forza, e non è lontano il momento in cui Ahmadinejad potrà avere a disposizione armi atomiche. Con Israele pronto ad intervenire militarmente anche da solo, gli Usa dovranno decidere in fretta se agire o stare alla finestra. Di sicuro la diplomazia ha sempre meno tempo a disposizione per risolvere i problemi, ammesso che nel corso della storia ci sia mai riuscita.